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Utente: massaInerziale
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addí, mercoledì, 23 luglio 2008

A scuola di felicità

La felicità è qualcosa a cui tutti dovremmo tendere, persino la costituzione degli Stati Uniti la riporta tra i diritti inviolabili, se non siamo felici stiamo male. Eppure la cosa non sembra essere così semplice. O almeno, così la pensa il prof. Veenhoven, sociologo all'università di Rotterdam.
Dalle sue ricerche risulta infatti che non sempre ciascuno agisce in modo da essere felice, magari facendo qualche errore di valutazione; inoltre, non sempre le condizioni aiutano. Sembra infatti che spesso si sopravvaluti la felicità derivante da un aumento di stipendio, che spesso poi si perde nella valanga di spese quotidiane e dall'altro, si sottovaluti molto il disagio di passare ore sui mezzi pubblici. Come esempio, pensiamo a chi cambia posto di lavoro attratto da uno stipendio più alto, ma poi è costretto a passare in viaggio una parte del suo tempo: alla lunga non si ottiene la felicità cercata.
La felicità sembra essere poco legata ai luoghi comuni della vita tranquilla e agiata, invece sembra ben correlata con il soddisfacimento dei bisogni universali: direi quindi che il telefonino alla moda e la macchina nuova non arrivano alla felicità derivante da una buona vita sessuale! E fin qui è ovvio, direte!
Siamo anche abbastanza d'accordo sul fatto che chi è felice ha probabilità di vivere più a lungo di chi non lo è, anche se forse non pensavamo che il fattore fosse così importante: equivale ad essere fumatori o meno!
Secondo il prof. si è più felici se c'è:
- tranquillità economica (vorrei vedere!);
- libertà pubblica e privata: esprimere le proprie idee, vivere secondo le preferenze, comprese le inclinazioni sessuali;
- buon governo e presenza dello stato di diritto, a prescindere dal colore di chi governa;
- assenza di stereotipi, preconcetti e luoghi comuni.
Insomma, nulla di trascendentale. A parte l'ultimo (spesso si cade nei luoghi comuni, le religioni ne sono un esempio), si tratta di cose quasi ovvie. Ma se è tutto ovvio, allora...?
Quanto ci sentiamo di aderire aquesti 4 principi nella nostra vita? Forse al primo, anche se non sempre; sul secondo c'è già da ridire; sul terzo, metà degli italiani non sarebbe molto d'accordo; sul quarto... ci siamo immersi tutti i giorni nei pregiudizi.
Ergo: quando si fanno gli auguri, scegliete quelli di "felicità": sono gli unici che hanno un valore!

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 14:26 | link | commenti
categorie: discussioni, salute
addí, mercoledì, 09 luglio 2008

Dimmi cosa mangi...

...e non ti dirò chi sei!
Proprio un attimo fa ho letto che 4 caffé al giorno mettono a rischio una gravidanza.
Solo 10 giorni fa lo stesso giornale si riferiva ad una ricerca, il cui risultato diceva: bere 4-6 caffé al giorno fa molto bene alla circolazione.
Tempo fa si diceva che mangiare troppo zucchero era dannoso; ma si diceva anche che il cervello con poco zucchero funziona meno bene (aaah, ma allora è così che succede che.... accidenti, mangiate zucchero, voi al governo ).
Oggi i latticini e lo yogurth fanno funzionare bene l'intestino, domani chissà.
Purtroppo in queste notizie, non viene mai rivelato il committente di queste ricerche, perché allora potremmo capire meglio la situazione. Uno studio dell'anno scorso (un altro...) affermava che le ricerche richieste da un operatore del settore (l'esempio parlava di farmaci) avevano per la maggior parte un risultato positivo (il farmaco serve); se a richiedere lo studio era una organizzazione terza, di solito il risultato è negativo (il farmaco non serve).
E se a richiedere lo studio è un produttore di caffé? O di zucchero?
Dovremmo smetterla di dare credito a tutte queste notizie che dovrebbero darci la ricetta dell'elisir di lunga vita; la ricetta l'abbiamo già: mangiare vario, in quantità media, un po' di tutto, meglio se non ci sono sostanze velenose (meno quando si è vecchi: lì c'è bisogno di conservanti...).
Sulla lunga vita, invece, non siamo noi a decidere...

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 14:01 | link | commenti
categorie: discussioni, salute
addí, domenica, 20 aprile 2008

Briosche... quanto sei grassa?

Momento di stagnazione, se non proprio di recessione. I vari governi si affannano a trovare soldi, che dovrebbero essere in qualche modo ridistribuiti a chi li ha pagati, sembra un circolo vizioso. E ciascuno si inventa qualcosa di nuovo...
In Francia ci stanno provando: sembra che vogliano tassare glil alimenti che contengono troppi grassi. E qual è il primo? No, non pensate alla carne, troppo spesso vituperata come portatrice di malanni e chissà cos'altro. Il primo, invece è... la brioche!!!
La proposta è di alzare l'IVA al 20%, mentre per esempio l'hamburger di americana memoria resta al 5%, invitante come non mai dai banconi dei McDonald, ora invitante anche come prezzo. Sembra infatti che più del 50% del famoso "cornetto" sia grasso allo stato puro.
Sarà perché il croissant non ha origini francesi, anzi è stato importato da Vienna?

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 12:05 | link | commenti (2)
categorie: notizie, salute
addí, sabato, 24 marzo 2007

Torna l'ora assurda

Altro inizio di ora cosiddetta legale (ma quella illegale quale sarà?).
Come al solito, il tutto è seguito da un bombardamento sottile di cifre e pareri di esperti, che dimostrerebbero con numeri iperbolici quanto andremo a risparmiare quest'anno. Oggi ho appena letto che il sole sorgerebbe alle 4 e alle 7 sarebbe già alto nel cielo; vero, ma sono dati che si riferiscono ai mesi estivi inoltrati; per verifica, provate ad alzarvi stanotte alle 4.30 (vi abbuono mezz'ora) e vediamo se riuscite ad individuare qualche barlume di luce solare.
Naturalmente, non viene assolutamente citato da fonti ufficiali i danni derivanti dal cambio dell'ora. Quali? Per esempio il iracutizzarsi delle malattie croniche (il cambio del ciclo sonno-veglia si riflette sull'apparato immunitario), il peggioramento delle sindromi depressive (già di per sé attivato dalla primavera - in particolare quest'anno, in cui l'inverno è stato particolarmente mite), problemi al ciclo della melatonina per le persone cosiddette gufi (quelle che raggiungono il massimo dell'attenzione durante il tardo pomeriggio e vanno a dormire tardi, nonostante al mattino siano costrette ad alzarsi presto).
Non ho trovato dati sul consumo di medicinali durante il cambio dell'ora (sonniferi, anti-depressivi,...), mi aspetterei un rialzo. Sembra poi che il cambio di un'ora nelle proprie abitudini venga assorbito dall'organismo lungo quasi una settimana intera; aspettiamoci anche un po' di irascibilità nei luoghi di lavoro: sarebbe attuenuata se ci fosse pieno sole al risveglio, ma abbiamo appurato che al momento non è vero.
Tutta questa messe di dati favorevoli... mi dà persino da pensare: sembra che vogliano uccidere una mosca a cannonate...

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 16:49 | link | commenti (4)
categorie: discussioni, lavoro, notizie, salute
addí, mercoledì, 14 febbraio 2007

Tutela... delle depressioni!

Magari diremo tutti che sia esagerato, ma a ben pensarci... se partiamo dal concetto che ciascuno deve essere rispettato per quello che onestamente fa...
Insomma, un'impiegata di Intel inglese (sì, il famoso costruttore dei microprocessori), per la politica di riduzione dei costi, si è trovata a dover fronteggiare un carico di lavoro molto più grande di quanto avrebbe potuto sopportare. Ha cominciato anche a portarsi il lavoro a casa, lavorare 60 ore alla settimana, ha persino avvisato i suoi superiori che non riusciva a portare a termine come dovuto i compiti affidateli, dicendo anche la qualità del proprio lavoro stava scadendo. E' stato anche appurato, che alcuni dei suoi capi sapevano che tempo prima l'impiegata era stata vittima di una depressione post-partum (una cosa nemmeno tanto rara, quindi). L'impiegata lavorava nel dipartimento finanza ed era responsabile dell'integrazione economica delle varie società acquisite da Intel.
Il giudice ha stabilito che l'Azienda aveva il dovere di vegliare sull'ambiente di lavoro (in senso lato) della dipendente: vedendo che non avrebbe potuto farcela, avrebbe dovuto intervenire non sottoponendola più a simili carichi di lavoro e di stress; in altre parole, avrebbero dovuto proteggere la loro dipendente. Quindi Intel è stata condannata a risarcire non solo le spese mediche ma anche quelle morali!
Anche se non sono mai stato un esterofilo, penso che un caso del genere dovrebbe essere portato a conoscenza di tutti, come esempio di come devono essere considerate le persone: appunto come tali e non come automi numerati.
Non cominciamo subito a ragionare all'italiana.....: la sentenza è andata in quella direzione dopo aver appurato che la dipendente era un'impiegata modello, che ha tentato fino in fondo di fare quello che poteva! Quindi non cominciamo a fare la coda con un certificato medico in mano... :-)
Per chi vuole l'intera storia, è riportata dal giornale inglese TheRegister.

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 18:46 | link | commenti
categorie: lavoro, notizie, salute
addí, sabato, 14 ottobre 2006

Calorie negative????

Ebbene sì!
L'unione tra Cocacola e Nestlé ha portato alla creazione di una bevanda che ha la caratteristica di apportare... calorie negative!
Sembra che il trucco (viene chiamato connubbio tra scienza e natura!) sia di mettere assieme the e caffé, che uniti portano una sferzata all'organismo e aumenta il metabolismo, che quindi comincia a bruciare calorie ad un ritmo accelerato.
Persino la wikipedia inglese ha già inserito il nuovo prodotto nelle proprie pagine. In questo breve articolo, invece, ci si chiede cosa succede a bere una Coca normale, seguita da questo Enviga: una mi fa ingrassare e l'altra mi fa diminuire: si annulleranno a vicenda?
Quindi non c'è più bisogno della palestra per bruciare le benedette calorie: basta questo intruglio. Magari si diventa ansiosi, si dorme di meno, si litiga con gli altri; pazienza, avremo meno calorie!!!
Ma non sarebbe meglio (e meno costoso) riempirsi un po' meno?

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 00:24 | link | commenti (4)
categorie: notizie, salute
addí, sabato, 09 settembre 2006

Cuori... artificiali!

Non sapevo se mettere questo post qui o nel blog di tecnologia, poi ho pensato che per ora è una notizia curiosa. Però, segna un inizio.
La Food & Drug Administration americana (FDA), famosa per le sue regole restrittive, ha approvato per l'uso un cuore artificiale!!! Certo, non siamo al livello dei miracoli: il permesso è solo per pazienti non altrimenti curabili, con problemi bi-ventricolari, con speranza di vita non superiore al mese e che per vari motivi non hanno accesso ad un trapianto; ma è certamente un segnale.
Il cuore meccanico pesa circa 1kg, è il primo aggeggio del genere a cui non servono cavi che attraversano la pelle: la ricarica della batteria avviene per induzione, tramite una bobina, appoggiando il caricatore su una certa zona della pelle; sostituisce in tutto il cuore originale, che infatti viene asportato. Anche se al momento la batteria non dura molto (si parla di circa 2 ore), per quel periodo la persona può muoversi liberamente.
Le prove cliniche sono partite nel 2001 e l'ok dell'FDA si basa in particolare su 14 pazienti, dei quali alcuni hanno superato l'anno di sopravvivenza. Le prossime prove avverranno su non più di 4000 pazienti all'anno in una decina di cliniche selezionate (americane ovviamente); come avviene in questi casi, il cuore artificiale sarà disponibile solo tramite quei centri.
La ditta costruttrice (Abiomed) lavora in questo campo da 25 anni.
Quando sentiremo qualcuno dire "hai un computer al posto del cuore"... beh, potrebbe anche avere ragione!

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 00:30 | link | commenti
categorie: notizie, salute
addí, domenica, 21 maggio 2006

Controllati e controllori

Già i romani dicevano "Chi controllerà i controllori?". E il detto resta attuale anche oggi. Secondo un articolo di Le Scienze, riferito al Journal of the American Medical Association, gli studi sugli effetti dei farmaci darebbero risultati diversi statisticamente significativi a seconda che a condurre lo studio sia un'organizzazione no profit o una che deve invece fare profitto.
E, guarda caso, gli studi effettuati da enti con fini di lucro dimostrano spesso la bontà di nuovi farmaci (quasi il 70% delle volte), mentre quelli effettuati dai no-profit arrivano al 50%. Il tutto su un campione di più di 300 studi.
La pubblicazione si affretta a dire che una parte della differenza potrebbe essere giustificata dal tipo di indagine: i no-profit cercherebbero gli effetti clinici, difficili da provare, mentre le altre organizzazioni cercherebbero effetti misurabili tramite strumenti e quindi più facili da evidenziare.
Questo tentativo di salvare tutti mi pare però tirato per i capelli; a parte che considero più importanti gli effetti clinici, in quanto alla fine chi ci deve essere curato è un paziente fisico e non alcune sue manifestazioni strumentali. Il fatto è che se un nuovo medicinale ha un effetto così piccolo da non poter essere visto dal punto di vista clinico, ma solo strumentale, beh... forse non ha quel gran effetto sui pazienti e forse è quasi inutile, considerando anche le possibili interazioni con altri farmaci.
In più, il fatto che le prove cliniche forniscano un risultato praticamente del 50%... mi puzza tantissimo. 50% è una percentuale magica, che salta fuori spesso quando ci sono due possibilità e che fa pensare che la colpa di tutto sia... il caso! Possibile che su un numero di casi che non possiamo definire piccolo, la metà di questi abbia mostrato differenze e la metà no???
La cosa più buona che mi può venire in mente è che le industrie farmaceutiche stiano andando a caso: per ogni farmaco buono, se ne prova uno non efficace. Mi sarei aspettato prove più mirate dai costosissimi laboratori farmaceutici; quando si arriva alla sperimentazione clinica, il farmaco è all'ultimo stadio prima dell'introduzione sul mercato e quindi ha superato tutti i controlli interni: questo significa che nella metà delle volte si è sprecato soldi ed energie.
Certo, sto stiracchiando un po' la statistica, ma questo 50-50 mi dà veramente da dire.... Siamo sicuri che ripetendo gli studi otterremmo per ogni farmaco lo stesso risultato? In altre parole: tutti i farmaci in commercio, che ci vengono prescritti e che in qualche modo paghiamo tutti... sono tutti efficaci? Come mai mi viene in mente il caso delle multinazionali del tabacco, che stavano per dimostrare come non sia accertato che il fumo fa male?
Una leggenda metropolitana dice che non ci sono più di 10 farmaci che funzionano, gli altri sono neutri o dannosi. Spero che non sia così.

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 00:35 | link | commenti (3)
categorie: notizie, salute
addí, lunedì, 13 marzo 2006

Insonnia

Sembra che si sia appena scoperto che si dorme troppo poco. La gente va a dormire ed invece di addormentarsi veglia, forse pensando alla giornata, a quanto ha fatto, a quel che avrebbe potuto fare o non fare.
Fioccano consigli e decaloghi (eccezionalmente di 12 leggi), tra cui il non mettere la TV in camera (ma come! Se è uno dei metodi migliori per dormire!!!), non fare esercizio fisico prima di coricarsi (bah, a me distende i nervi), dormire in camere buie e silenziose (e vorrei ancora vedere!), non prendere caffé nelle ore precedenti (ma i 5 o 6 durante la giornata non contano nulla?). Non ho visto il buon vecchio consiglio del conteggio pecore; forse che oggi, molti una pecora dal vivo non l'hanno mai vista e perderebbero tempo a crearne una propria...
Naturalmente, tutto questo dopo una giornata vissuta di corsa, da casa all'ufficio, lavoro che deve essere evaso in metà del tempo che sarebbe normale, porta i bambini, recupera i bambini, discussioni in casa sulle cose spicciole della vita, tempo per gli hobby obbligatori, l'uscita di sera, che altrimenti è tempo sprecato, il film in seconda serata, che sono più belli e tanto non si dormirebbe, il lavoro instabile, le ansie da mancato successo (sono pochi quelli che pensano di averlo ottenuto, per cui bisogna ancora arrampicarsi), ecc ecc ecc.... Poi le pasticche per non dormire, gli eccitanti, da quelli base come il caffé a quelli un po' più d'effetto, più costosi e... meno permessi.
A pensarci bene: è strano che si riesca ancora a dormire.

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 23:37 | link | commenti (5)
categorie: notizie, salute
addí, sabato, 24 dicembre 2005

Antifumo

Non sono fumatore, quindi mi dà fastidio chi fuma e, ovviamente, non riesco a capire cosa si guadagni fumando.
Ma i disagi di una 21enne inglese sono stati ben maggiori: dopo 44 minuti di lavoro presso la Dataflow Communications ha detto ai propri capi di essere fumatrice, anche se non avrebbe mai fumato, ovvio, in ufficio. Detto-fatto: al 45esimo minuto è stata licenziata. La ditta non ammette fumatori nei suoi ranghi, anche se questi fumassero solo fuori dall'ambiente di lavoro.
Non so se questa discriminazione possa essere accettata o meno dal punto di vista legale, però... accidenti, questo sì che è un incentivo a smettere! Altro che lamentarsi per non poter fumare al ristorante! Anche se forse, un atteggiamento più corretto poteva prevedere una previsione di smettere entro, diciamo, 6 mesi.
Ma comunque, che mi importa? Io non fumo...

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 01:38 | link | commenti (2)
categorie: salute, fumo
addí, lunedì, 05 dicembre 2005

Bere fa bene al peso???

Da un articolo pubblicato sul BMC Public Health, sembra che bere moderatamente una certa quantità di alcol sia un aiuto contro l'obesità. Ma attenzione: se questa quantità viene superata, si diventa obesi cerrrrtamente. I ricercatori, tra cui quelli della famosa clinica Mayo di Rochester, affermano però che questa conclusione non deve essere presa come assoluta: chi non beve mai non trarrà certamente giovamento dall'incominciare a farlo!

Insomma, un altro di quegli studi in cui l'acqua calda la fa da regina; il succo è sempre: mangiate e bevete tutto quando sia commestibile: basta non esagerare!. E diciamo che questa conclusione ha qualche migliaio di anni...

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 23:27 | link | commenti (2)
categorie: salute