Certo che di tempo ne è passato: sono uno di quelli che ha potuto seguire in prima persona i primi referendum, quelli che permisero a cose come divorzio e aborto di diventare legali. Ricordo che l'affluenza non era un problema: nessuno tentava di fare campagna elettorale dicendo di non votare.
E' comprensibile il motivo per cui la Costituzione contiene questo vincolo. Il pensiero era: se un problema non è sentito da almeno la metà della popolazione, allora non è un problema. Naturalmente, i nostri costituenti non avevano pensato che potesse succedere una cosa simile anche per le normali votazioni.
Lentamente ma inesorabilmente è aumentata la quota di astensionismo endemico, forse legato al distacco della Politica dalla gente e dalla vita di tutti i giorni (non ci rendiamo conto che le nostre azioni durante la giornata sono comunque legate al modo di vivere e di pensare e quindi alla Politica). In questo modo, è semplice far fallire un referendum: basta aggiungere all'astensionismo endemico una certa percentuale di "astensioni forzate" e il gioco è fatto! Se avessimo lo stesso vincolo, anche le elezioni appena terminate della mia provincia sarebbero da annullare: hanno votato il 40%!
Per me è proprio incomprensibile perché si debba boicottare un pronunciamento popolare; se sei contrario, vai e vota No! Troppo comodo arruolare tutti quelli che non andrebbero comunque e dire che la pensano come te!
Propongo una modifca alla Costituzione (tanto oggi è di moda): eliminiamo questo limite del 50%+1, facciamo in modo che sia sul serio un confronto: contiamo veramente chi vuole il Sì e chi il No.
A dir la verità, io, che sono andato a votare "anche" per il referendum, ho dato 2 No e 1 Sì; quindi non sarebbe per nulla scontato il risultato.
Ma naturalmente, questo vorrebbe dire che la gente parteciperebbe alla vita pubblica: oggi se ne trovano pochi...
Quelli che pensano di avere ragione solo perché strillano più forte.
Quelli che parlano, parlano, parlano... solo perchè non hanno idee.
Quelli che hanno idee, ma che purtroppo pensano che siano quelle Giuste. Sempre.
Quelli che non hanno mai dubbi.
Quelli che non pensano... e vivono felici.
Quelli che fanno a botte per fare le selezioni del Grande Fratello.
Quelli che pensano che essere educati sia roba da bambini.
Quelli che... io sì che sono furbo, non pago le tasse e poi si lamentano che la sanità non funziona.
Quelli che sono sicuri che gli altri siano tutti cretini, o peggio.
Quelli che il loro scopo è di avere un passaggio di 30 secondi alla televisione.
Quelli che i politici si spartiscono una torta e allora ne voglio una fetta anch'io.
Quelli che tanto è tutto un magna-magna.
Quelli che non ci sono più le mezze stagioni.
Quelli che si stava meglio prima.
Quelli che in televisione stanno a pensarci 10 minuti per il colore del cavallo bianco di Napoleone.
Quelli che oggi la barca ce l'hanno tutti, anche i poveretti.
Quelli che accidenti a lui, che ha venduto Kaka.
Quelli che internet è l'origine di tutti i mali, si stava meglio senza.
Quelli che il nucleare è l'energia più sicura.
Quelli che la strada è mia e voi non dovete rompere i c....
Quelli che tanto è inutile la raccolta differenziata, che poi buttano tutto assieme.
Quelli che all'estero è peggio, è solo che non lo si sa.
Quelli che la discoteca dall'una alle cinque è il massimo.
Quelli che non assumono i co.co.pro perché hanno poca esperienza.
Quelli che non assumono i 50enni perchè hanno troppa esperienza.
Quelli che ciao, sono della compagnia telefonica, ho un importante messaggio per te.
Quelli che ma come fai ad avere lo stesso telefonino per un anno di seguito?
Quelli che la gente dovrebbe fare debiti per comprare il superfluo.
Quelli che basta un quiz alla tv per essere allegri.
Quelli che il quiz lo sognano da 10 anni.
Ok, ci siete tutti?
Bene. Gentilmente, vedete un po' di andare a....
E' circa due mesi che non posto nulla su questo blog, ma ora non posso prorio farne a meno...
Ho appena letto del "casino" (scusate il francesismo, ma mai come ora si adatta alla situazione) dei reality.
Posto che non li ho mai potuti soffrire, proprio a partire dall'idea; per questo motivo non ho mai acceso la TV per guardare uno di questi tremendi sotto-prodotti da visione. Penso di non essere mai riuscito a vederne più di 30 secondi di fila; la scelta era obbligata: o cambiare canale, o tirare la prima cosa che avevo sotto mano contro il televisore. E visto che rompere un CRT (sono ancora uno dei pochi che ce l'ha) è anche pericoloso, la scelta non esisteva. Ho persino smesso di seguire gli spettacoli della Gialappa's, che ormai si imperniavano solo su sequenze di questi aborti televisivi.
Ora però siamo arrivati all'impossibile: uno dei responsabili della RAI ha affermato (quoto tra virgolette perché così si trova nell'articolo di un quotidiano) "abolire certe trasmissioni significherebbe togliere programmi che aiutano comunque a generare una ventata d’ottimismo".
In effetto sento una ventata, ma non certo di ottimismo! Soprattutto se pensiamo solo per un momento che in queste trasmissioni ci sono sia i personaggi di oggi che quelli di domani. Che pensano che per risolvere il problema di "cosa fare nella vita" si risolva semplicemente nel diventare un eroe di cartone.
Ora, finché si trattasse di un dovertimento, ok: chiunque può decidere come dvertirsi, basta che non rompa le scatole agli altri. Ma questo non è un divertimento: c'è gente che fa a botte pur di poter accedere ai provini, come se fosse l'ultima possibilità della vita.
E poi, diciamola tutta: ci sono spettatori che guardano questi programmi perché pensano che così si possa capire il comportamento umano. Ma guardiamoci un attimo: siamo davvero sicuri che quello che avviene sotto le telecamere sia la persona vera? Per me, no! Sapendo di essere ripresi, quei ragazzi non fanno altro che fare quello che gli altri, quelli fuori, si aspettano che facciano. Così possono diventare famosi. Ecco quindi che sui giornali si riporta che la tale è andata a letto con il tal'altro, per cui la prima cosa è che "bisogna scopare con qualcuno": solo così si fa notizia.
Allo stesso modo: il VIP che si trova malissimo su una delle isole, credete che lo faccia per sfida? Per dimostrare che si adatta, che sarebbe capace di tornare povero? Mi pare abbastanza lampante che lo fa solo per diventare famoso. La celebrità deve essere rinverdita spesso, altrimenti la gente ti dimentica. Cosa di meglio di uno spot gratuito? Se poi riesci a litigare con qualcuno, meglio ancora: finisci sulle prime pagine.
Qualcuno un bel po' di tempo fa disse che la religione è l'oppio dei popoli. Non so; di sicuro la televisione ha maggiore possibilità di esserlo.
Se andate a vedere un post di luglio, vedrete che si parlava di un emendamento fantasma, che nessuno voleva, anzi tutti volevano toglierlo... ma qualcuno l'aveva scritto e qualcun altro anche approvato.
Ora è la seconda volta: si trattava di una nota che mandava salvi alcuni manager, tra cui quelli responsabili del crac della Parmalat.
Appena è stato scoperto (da chi? Da una giornalista della trasmissione Reporter), tutti hanno detto che era una cosa sbagliata, da togliere subito, accidenti a chi l'ha scritta (ma non si sa chi è stato!!!), o la togliete o me ne vado, ma come abbiamo fatto a non accorgercene, ecc ecc...
Dobbiamo allora pensare che ci siano persone sconosciute che girano per il nostro parlamento, pronte ad inserire articoli e commi subdoli, che possono salvare 6 o 7 persone; ci saranno delle indagini avviate per conoscere le identità di questi Zorro all'incontrario, che oltre tutto non lasciano nemmeno la famosa Z come firma. Dobbiamo pensare che quando si è d'accordo su una legge, questa viene passata a... non si sa chi? O magari le minute delle riunioni vengono abbandonate nelle sale del parlamento e sia prassi comune che qualcuno, nottetempo, le trascriva? Sarà probabilmente colpa di una segretaria, che ha pensato di salvare qualche conoscente, tanto i parlamentari non leggono quanto hanno prodotto?
Oppure... mettiamoci anche questo... se non se ne accorge nessuno, facciamo un bel favore; se invece se ne accorgono, facciamo bella figura a dire sdegnati che quello non l'abbiamo fatto noi...
Comunque sia: se passate vicino ai palazzi governativi, sarà meglio non lasciare documenti in giro: potreste ritrovarveli ricopiati egregiamente su carta, ma con qualcosa di cambiato; utile, se vi piacciono i giochi da Settimana Enigmistica.
Ultima cosa: ma l'opposizione è solita leggere i documenti del governo oppure si fa un'idea leggendo i giornali? Oppure il linguaggio politichese è talmente tremendo, che chi lo legge si addormenta e deve ricominciare daccapo ogni volta? Ma allora la giornalista deve aver problemi di insonnia.
Ci risiamo. Negli ultimi anni, anzi decenni, conseguenti al declino di grandi stati, stiamo assistendo al frammentarsi continuo di staterelli, come in un gioco di scatole cinesi (o matrioske russe, se preferite).
Mentre tempo fa le guerre scattavano per ottenere territori più ampi, annessioni di spazi oltre il confine (pensiamo anche alla sola unione italiana), oggi avvengono per sminuzzare (o impedire di sminuzzare) uno stato in vari stati più piccoli.
Ovvio che non possiamo sapere tutti i retroscena politici, ciascuno si cerca i propri referenti e poi agisce sapendo che da quel lato almeno non avrà problemi, a meno che la convenienza non spinga da un'altra parte. Ho cercato la capitale della regione che si proclama indipendente, l'impronunciabile Tskhinvali; sono andato su Google Maps per trovare... il nulla!
Secondo la cartina, infatti, lo stato della Georgia non ha montagne, fiumi e tanto meno città. Il segnalino che indica il target della ricerca punta in una zona bianca; le strade arrivano tranquille fino al confine e scompaiono. Si teme forse che le cannonate siano dirette riempiendo il campo "ricerca un indirizzo"?
Gli "esperti" dicono che l'attacco è avvenuto per velocizzare l'ingresso in una organizzazione militare occidentale; l'altro attacco invece per non perdere l'influenza su una zona del territorio. Gli abitanti non hanno nemmeno avuto la "soddisfazione" di decidere il colore delle bombe che li stanno colpendo. È una cosa buffa: un paese vota il proprio governo per vivere meglio, dovrebbe essere un'emanazione della propria volontà; poi quel tal governo acquista vita propria, prende decisioni nel nome di un bene comune supremo, che non si sa quanto sia veramente comune.
E poi, cos'è questa moda di volersi sempre dividere? Arriveremo all'autodeterminazione del condominio? A vedere certe riunioni direi che non ci si può fermare lì; agli appartamenti? Forse, visto che c'è sempre il divorzio.
Ma c'è il petrolio in quelle zone? Di solito le guerre si accendono per cose simili, non certo per ideologie; l'interesse guida tutto. Quale sarà questa volta?
Se avessi responsabilità di stato, sarei molto meno rigido: qualcuno vuole l'indipendenza? Bene, si accomodi; poi però non venga a pigolare quando manca qualcosa: libero mercato, nessuno prezzo di favore. Chi si separa ha delle ricchezze tipo petrolio, grano, vampiri e lupi mannari? Meglio per loro, ma avranno sempre bisogno di altro. Vogliamo fare 200 stati in 100km quadri? Non c'è problema. Ci sarà qualche disagio a passare duecento frontiere, ma sarà sempre poco rispetto al fischio di una bomba, peggio se intelligente (avete presente la selezione intelligente di Word?)
Esiste una legge secondo la quale l'azienda che commette errori nel contratto a termine di un lavoratore, in caso di giudizio, la stessa azienda è costretta a regolarizzare e a riprendersi il lavoratore.
Un emendamento della finanziaria in discussione in questi giorni alle camere toglierà, se approvato, questa possibilità, introducendo solamente un indennizzo in denaro. Questo vale solamente per le cause in corso.
Secondo me, altamente esecrabile, in quanto viene fatto pagare al lavoratore l'errore commesso dall'azienda; d'altra parte, l'indirizzo che la maggioranza degli italiani ha voluto dare al governo del paese è stato chiaro: non è pensabile infatti che la genta abbia creduto alle solite promesse elettorali: spostando la barra del timone verso la parte conservatrice, era ovvio attendersi questa sequenza di leggi a favore dei datori di lavoro. Per cui non voglio commentare il significato in sé; è già chiaro senza commenti.
L'opposizione dice che una simile norma non dovrebbe esistere; ma la cosa divertente è che anche il governo afferma che non è opera sua!!! Si tratterebbe di un qualcosa proveniente dal parlamento e che il governo avrebbe cercato di mitigare, limitando il range d'applicazione della norma alle sole cause in corso, lasciando la normativa attuale per quelle future!
Emendamento quindi inserito da nessuno!!! Ma fatto in modo strategico: se anche ci fosse la volontà di eliminarlo, la Finanziaria dovrebbe ritornare all'altro ramo del Parlamento, cosa difficile vista l'urgenza che viene affermata da più parti per l'approvazione della legge.
Notiamo anche un'altra cosa divertente: durante l'approvazione alla Camera nessuno ha notato la presenza di questa regola, che salta fuori solo ora, quando è difficile da togliere. Al momento nessuno sa da dove sia venuta fuori: chissà se qualche Giornalista avrà voglia di andare a scovare chi ha presentato l'emendamento - dovrebbe essere tutto registrato nei lavori parlamentari. Ovviamente Confindustria si è dimostrata favorevole, affermando di volere regole e non castighi; a me pare che le due cose vadano di pari passo: regole senza multe, in Italia, non hanno mai avuto successo; forse all'estero.
Si dice che in questo modo alcune aziende vedranno sanata la loro sequela di irregolarità nei contratti precari. Dopo le leggi ad personam (o meglio, pro persona), ora abbiamo anche gli emendamenti ad aziendas! Il fatto è che in questo modo, chi si trova in causa con un contratto irregolare, se lo vedrà dichiarare nullo, per cui perderà anche il lavoro attuale, con in cambio un indennizzo del valore da 2,5 a 6 stipendi.
Naturalmente, aggiungiamo anche l'abrogazione della legge che impediva le cosiddette dimissioni in bianco e vediamo diminuire sempre di più le protezioni del lavoratore. Attendiamo il seguito.
Ho appena sentito in diretta il presidente uscente americano dire tranquillamente che il nucleare (che gli USA hanno dimenticato per anni e per il quale c'è stato bisogno di introdurre un incentivo affinché si presentasse qualcuno per la costruzione di nuove centrali) il nucleare, dice appunto Bush, è l'unica soluzione per eliminare l'inquinamento dal pianeta......
Passi (si fa per dire) per il petrolio che finirà, per i prezzi che salgono alle stelle, ma il nucleare visto per ridurre l'inquinamento... incredibile!
Le scorie non inquinano perché le radiazioni non si vedono? In realtà, si respirano allo stesso modo dei gas di scarico...
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Ops, nello stesso incontro, un attimo fa, il nostro presidente del consiglio ha appena detto che stiamo facendo il meglio per aiutare gli altri paesi a raggiungere la democrazia! Ed ha appena ringraziato Bush per le sue idee e per come le ha portate avanti!!!
Qualche giorno fa in una centrale nucleare a pochi passi dai nostri confini è accaduto un incidente. Per fortuna non c'è stata perdita radioattiva. Ma le cose che devono farci riflettere sono due:
- il responsabile della centrale si è scusato... non per l'incidente in sé, bensì per averlo comunicato alla commissione europea! Secondo lui non era nemmeno il caso. Ottimo esempio di trasparenza, che dovrebbe quindi aumentare la fiducia della gente nel nucleare. Per dare un'idea della reazione dei controlli, la centrale ha ridotto la potenza dopo circa un'ora dall'evento; anzi, il responsabile ha detto di averla spenta e poi riaccesa quando il guasto è stato corretto. Ma noi sappiamo che la reazione a catena può essere fermata, ma il tempo necessario per spegnere il reattore non è certo di qualche quarto d'ora. Quindi anche l'informazione, che non doveva essere data, era tutt'altro che corretta.
- La notizia che la prassi sarebbe di non avvisare nessuno per incidenti nucleari, è rimasta sulle prime pagine web dei giornali per un periodo brevissimo. Certamente molto più breve di altri avvenimenti molto "importanti" (notizie sulla nazionale, stamperie di soldi falsi, Ronaldo al Real Madrid, ecc...). Di solito, un incidente di qualunque grandezza in una centrale nucleare avrebbe preso una fetta di prima pagina per più giorni. Chissà perché....???
A proposito, la Germania ha definito come troppo radioattivi i rifiuti provenienti dall'Italia, anzi da Napoli. Noi invece diciamo che non è vero. A me pare che non siamo in grado nemmeno di trattare rifiuti con leggera radioattività (tanto da tentare di sbolognarli ad altri); figuriamoci un po' cosa riusciremmo a fare con delle vere scorie.
Non so se l'ho già detto o meno... la situazione non cambia, quindi...
Ho appena letto l'intervista ad un ministro: per sanare una situazione e combattere i reati, viene proposto di aumentare le pene...
Ma quando si capirà negli alti livelli che aumentare le pene non serve a nulla? E' dimostrato che nemmeno la pena di morte non serve per la prevenzione (oltre ad essere moralmente inaccettabile).
Quando si capirà che è la certezza della pena a fermare il crimine e non la durezza della stessa?
Certo, è molto comodo dire "ho aumentato la pena per un reato", sottointendendo "cosa posso fare di più?".
Puoi fare sicuramente di più, anzi di meglio: fa' in modo che chi commette un qualunque crimine abbia la quasi certezza di essere scoperto e fermato. Allora basterà una pena minore, perché molti, sapendo che sarebbero certamente scoperti, ci penseranno due volte.
Ovvio che non si arriverà mai all'ideale, che sarebbe quello di beccare tutti i criminali, ma una bella percentuale dell'80-90% sarebbe già un bel risultato.
Oggi ho sentito il futuro ministro economico (si tratta di futuro, in quanto il nuovo governo non ha ancora ottenuto la fiducia, anche se dovrebbe essere una formalità) affermare che quando ci saranno sacrifici da fare, i primi a pagare saranno le banche ed i petrolieri. Al contrario, sempre a suo dire, di quanto fatto dalle sinistre (anche se hanno avuto solo due anni), che avrebbero tassato solo i dipendenti.
Quindi, non son sicuro di aver capito: le sinistre hanno fatto pagare prima di tutto i lavoratori a basso reddito; le destre dicono che faranno pagare chi guadagna di più.
Sto cercando di capire: il mondo alla rovescia? Come diceva tempo fa il buon Paolo Rossi? Però lui almeno faceva ridere; oggi non c'è nessun motivo per farlo.
...ma ombra che significa? Ombra di sé stessi?
Certo che non si da una buona visione di sé quando di litiga per l'attribuzione di ministeri... che non esistono sul serio! Cosa siamo autorizzati a pensare? Che se fossero al governo, le liti sarebbero ancora più grandi.
Vedo che le lezioni non servono a granché.
Ma qualcuno mi sa spiegare perché tanti navigatori ieri si sono attaccati ad internet per scoprire quanto guadagna il vicino, il capo antipatico, l'idraulico del paese, il politico odiato, i parenti smargiassi, ecc ecc ecc? Tanto da intasare il server?
Ma qualcuno mi sa spiegare perché sono stati tolti tutti questi dati dietro il paravento della privacy? Ma non erano già dati pubblici? Un po' di anni fa, per un lungo periodo, venivano pubblicati sul giornale; va bene, non tutti, solo quelli dei liberi professionisti e dei commercianti. Nessuno si è mai lamentato.
Ma non è forse vero che basta andare in comune, fare domanda e si ottengono gli stessi dati? Ok, lì bisogna muoversi e qui siamo a casa (o in ufficio, visto l'orario...). Ma molti comuni sono informatizzati e online.
Ma non diciamo che tanto queste dichiarazioni sono sempre mendaci? Quelle degli altri, naturalmente; mai le nostre. Per cui se dicessi che la mia dichiarazione è fedele al guadagnato, nessuno di voi ci crederebbe. Per motivi diversi, se fosse alta o bassa, ma la sostanza è che nessuno crede a quanto dichiarato da un altro.
Medici, avvocati? Ma figuriamoci! Idraulici, elettricisti? Nemmeno a parlarne, chiunque porterebbe un aneddoto di un lavoro ottenuto senza fattura. Commercianti? Ma se non fanno altro che lamentarsi! Dipendenti? Ma per favore, è classico il dipendente con doppio lavoro, in nero. Il disoccupato? Ma se lavora anche lui, ce lo dice persino la nostra nuova classe politica. Il precario? Ma mi facci il piacere (cit.), se non piacesse, non lo si farebbe; e poi può sempre fare un matrimonio economicamente vantaggioso. (Non sparatemi, è tutta ironia, neh! Meglio chiarire...)
Ma allora perché tutta questa morbosità? E perché questa paura (o vergogna?) del proprio stipendio? O magari della propria dichiarazione?
Anche a pensar bene, la dichiarazione dei redditi non è un indice di ricchezza o povertà: potrei aver ereditato un patrimonio ed averne già pagato le varie tasse senza tener nulla di immobile; le altre tasse le pagherei tramite la banca, oppure... tutto sotto il materasso :-)
Ieri, nel momento del misfatto, non avevo possibilità di collegamento alla rete, ma non avrei speso più di 10 secondi, giusto per vedere se la mia dichiarazione era corretta. Degli altri... che me ne faccio? Se trovo uno che dichiara 2000 euro/anno e viaggia con il SUV, che faccio? Lo aspetto sotto casa e lo insulto? Oppure gli chiedo istruzioni su come ottenere un simile risultato? Oppure gli chiedo di dividere almeno a metà le sue tasse pagate da me?
Mi dà l'impressione che lil motivo di tanto pollaio sia dovuto al fatto di riuscire a dimostrare che c'è qualcuno più furbo, per colpa del quale tutto sta andando a catafascio. Ed è quindi colpevole, mentre noi siamo innocenti.
Poi ci sono le motivazioni strane (sentite alla radio): devo sapere quanto guadagna la mia ex-moglie (ha scoperto che ha dichiarato 65.000 euro - ma, purtroppo, lui ne guadagna ben di più!). L'altro è andato a vedere quanto guadagna il futuro suocero! A proposito di convenienza! Un terzo doveva conoscere lo stipendio dell'odioso capo, perché non meriterebbe assolutamente nulla.
Che tipo di popolo siamo? Guardoni e ficcanaso? Invidiosi? Abbiamo bisogno di qualcuno da odiare? Per questo non serve lo stipendio...
Non voglio aggiungere un mio commento; qualunque cosa scrivessi sarebbe o inopportuna o superflua.
Lascio che a parlare siano le
parole di Gramellini, dal sito del La Stampa.
Buona lettura!
Mi ero ripromesso, pur avendo una tendenza politica, di non fare campagna elettorale da questo blog (nemmeno da altri, se è per quello :-); inoltre, anche perché fare campagna vorrebbe dire in qualche modo fare qualcosa per la casta, che non ne ha certamente bisogno. Mi tengo i miei pensieri e andrò a votare, perché penso sia giusto mantere un diritto/dovere. Che se per caso ci venisse tolto, poi andremmo a fare i martiri per riaverlo indietro.
Però... accidenti, sembra che lo facciano a posta: se di mestiere facessi il comico, vorrei che questa classe politica non andasse mai a casa! Insomma (lasciando da parte alcune insane battute, poi rimangiate, poi confermate, poi negate, ecc ecc... cose normali) ora qualcuno vorrebbe riscrivere i libri di storia!
Come si indica la risata su internet? Eh eh? Ah ah? LOL? ROTFL?
La storia in sé, non la si riscrive, mai! Per il semplice fatto che non è possibile!
La storia può essere studiata, si vanno a scovare documenti, opinioni, fatti, misfatti, bugie e verità. Poi eventualmente, se ci si sente in grado, si può scrivere della storia, ovviamente con gli occhiali dell'opinione, per fortuna in Italia è ancora permesso esprimere la propria.
E una volta scritta la nostra, possiamo farla leggere ad altri; troveremo qualcuno che, anche lui, ha scritto, magari con altra opinione. Chi va a leggere si farà a sua volta un suo pensiero. Da che mondo è mondo, ogni periodo storico può essere interpretato sotto più punti di vista, che vengono regolarmente registrati dalla storia stessa.
I libri di scuola sono scelti dagli insegnanti, non dallo storico che li ha scritti; anche i genitori degli studenti e gli studenti stessi possono dire la loro (fa parte della democrazia nella scuola, che non vuol dire far prendere 6 a tutti, anzi). E anche se un libro (scelto) avesse una visione particolare, è sempre l'insegnante che decide come impostare il taglio delle lezioni. Quante volte, da studenti o da genitori, abbiamo visto un libro mai seguito, perché il prof decideva di seguire una propria linea, da lui giudicata migliore?
Insomma, chiunque può sedersi a tavolino e scrivere un libro di storia (magari sarebbe meglio se lo facesse precedere da una sua personale preparazione...); magari sarà il prossimo best seller o magari anche no. Forse sarà adottato da qualche scuola, oppure no.
Ma la cosa più divertente (o tremenda, non so) è che l'eventuale ri-scrittura verrebbe fatta in caso quel certo partito vincesse le elezioni; allora la cosa si fa più seria. Riscrivo la storia solo se comando io? Forse perché in quel modo avrei il potere di imporre il mio punto di vista? Abbiamo una decina di aspiranti premier: ciascuno vorrà imporre la sua visione storica?
Anche qui c'è da ridere: con la disponibilità di internet, l'imposizione di una verità di stato può essere fatta solo come sta tentando malamente di fare la Cina: rete bloccata per i siti non in linea con il pensiero dominante (ma non è così difficile aggirare i blocchi...). Che ci siano le 3-i o che non ci siano, la rete è affollata da giovani e no: datemi un argomento e vi trovo 10 siti a favore e 10 contrari, a dir poco. Quel che si studia a scuola, lo sappiamo è per il 70% per passare gli esami, le interrogazioni ed ottenere il titolo. Le proprie idee sono un'altra cosa.
Quindi, per favore, non perdete tempo a scrivere sulla sabbia bagnata, dove durerà il tempo tra un'onda e l'altra e datevi da fare per l'unico motivo (sì, c'è solo questo, a prescindere da quel che pensate voi) per cui vi sarà stato dato il voto: la gestione ottimale della cosa comune.
Utopia? Certo, lo sarà finché noi, che siamo i loro datori di lavoro, lo permetteremo, Come ogni datore di lavoro, abbiamo in mano un'arma formidabile, che non genera sangue: il mandarli a casa e chiamarne degli altri, si spera migliori.
Ora ci verrebbero a dire che le schede per le elezioni sono confuse, complicate?
Ci stanno quindi dicendo che siamo così cretini da non saper dove mettere una croce su una scheda elettorale?
Questa è nuova! A me sembra un tentativo nemmeno troppo coperto di far rivolgere l'attenzione degli elettori su una stupidata, cercando invece di distogliere l'attenzione dai temi ben più importanti, tipo: come faremo ad abbassare le tasse? Tutti dicono che lo faranno, ma il modo non è chiarito da nessuno. Una diminuzione ottenuta alzando i costi indiretti avrebbe un ben misero significato. Come faremo a mettere a posto la scuola, se ogni anno le nomine definitive si hanno per dicembre? E che cosa fare se un processo con qualche centinaio di testi si protrae normalmente per 15 anni?
Non vogliamo parlare di problemi fondamentali e loro soluzione? Allora parliamo del perché una fetta consistente dell'elettorato non andrà a votare; nelle varie elezioni precedenti tutti hanno notato un trend negativo nel numero dei votanti. Discutiamo del perché e di come fare per richiamarli al loro diritto; ehi, senza costringerli, eh! Ed anche senza pensare di introdurre altre fasce di età, viste come greggi da irretire (avete notato che dopo qualche sondaggio, le proposte - future - di abbassare l'età da cui si comincia a votare... sono scomparse? Forse perché hanno capito che quelle generazioni, in media, si fanno più difficilmente guidare dalla politica?).
Insomma, da qui alle elezioni il tempo c'è; non sprecatelo per stampare altre schede. Dateci anche schede in bianco e nero, o anche solo in bianco; dopo anni di democrazia, vorrei proprio vedere se c'è qualcuno che non sa come si vota. La croce su un simbolo dovremmo essere in grado tutti di farla; persino gli analfabeti.
Reputazione: sembra una parola fuori moda, forse ultimamente si parla di più del suo opposto (lo
sputtanamento, olé -
citazione!). Qualche lustro fa per la reputazione si facevano duelli, ma anche adesso, forse più in sordina (altrimenti che reputazione sarebbe?), ma la reputazione è importante: chi affiderebbe i propri soldi ad una banca con una brutta reputazione? E se avessimo come vicino di casa uno che ha la reputazione di essere un delinquente? Per fortuna, le abitudini sessuali stanno uscendo dalla sfera della reputazione (considerata punto di forza, o di debolezza secondo i casi, di una donna), ma vi rientrano se parliamo di deviazioni sessuali. E se il collega di lavoro ha la reputazione di
fregare il lavoro degli altri?
Pirandello, con la sua
Patente, indicò la reputazione come un titolo di cui una persona può fregiarsi.
Di recente è stato sollevato un vespaio sull'uso dei blog per
minare la reputazione di personaggi, che possono essere sia pubblici che no. Poco tempo fa,
Punto Informatico ha messo in linea un
video sull'argomento, in cui vengono ben evidenziati i problemi: da un lato le esagerazioni di chi si crede al di fuori di ogni regola e si arroga il diritto di dire qualunque cosa, dall'altro le corrispondenti esagerazioni di chi si sente magari colpito nella propria coda di paglia. C'è chi, come un delegato del Kentuchy, vorrebbe che chiunque inserisca una parola sul web fosse registrato e schedato, in modo da essere facilmente
preso in caso di diffamazione ed i webmaster avrebbero la responsabilità di tenere i dati (tranquilli, una cosa del genere in USA sarebbe incostituzionale); dall'altro lato, sappiamo quanto possa essere difficile
criticare qualcuno e non essere accusati di diffamazione.
È un problema che in qualche modo dovrà essere affrontato: dove arriva la libertà di espressione (e di critica) e dove comincia l'attentato alla reputazione. Nel caso dei giornali, gli articoli passano attraverso un filtro in redazione (dove spesso contano anche le inclinazioni politiche del giornale); in caso di diatriba legale, c'è tutto un giornale che può sostenere il giornalista. Nel caso di un blog privato, chi si sentirebbe in grado di esporsi con nome e cognome e sostenere un'accusa anche se fondata su fatti reali? Per quanto mi riguarda, quello che scrivo nei blog lo ripeto anche a voce e lo potrei presentare con nome e cognome;
quello che appare di me è identico a quello che sono.
Di solito l'anonimato permette al blogger di sentirsi più libero di esprimere la propria opinione e l'eventuale
reprimenda verso qualcuno, di solito personaggio pubblico, proprio per quanto detto prima. D'altra parte non è giusto distruggere la reputazione di qualcuno senza che questo possa difendersi, ma qui c'è anche la sproporzione: pensiamo ad un blogger versus l'Amministratore Delegato di una ditta o un politico, magari avvocato. Insomma, mi pare di vedere un po' di squilibrio: da un lato i blogger vengono paragonati ai giornalisti e vi vengono applicate regole, appunto, valide per i giornali; dall'altro, non mi pare (fatemi sapere se sbaglio) di vedere altrettanta tutela verso i blogger nel momento in cui vengono denunciati (si va a finire nel penale, anche); sì perché alla fine l'anonimato regge fino al momento in cui entra in gioco la magistratura, che ha (giustamente) il poter di conoscere chi sta dietro ad ogni sito.
Finora, la rete si è auto-regolamentata: i famosi troll vengono riconosciuti ad occhi chiusi; talvolta gli si risponde quasi per divertirsi, ma nessuno pensa di mettere in moto la magistratura per accuse considerate infamanti raccolte su una mailing list, su una chat o newsgroup. Cosa che invece viene fatta molto facilmente negli ultimi tempi: guardatevi il video indicato sopra e vedrete. Oppure, sempre su Punto Informatico, fate una ricerca con chiave "
Diffamazione".
Magari, aspettando una legislazione un più vicina alla realtà della rete, sarebbe auspicabile un po' di equilibrio? No?
[Questo post è a metà tra la tecnologia e la vita quotidiana, per cui lo presento uguale anche nel mio
blog tecnologico...]
In questi giorni ci possiamo rendere conto di che accidenti di legge elettorale siamo forniti. Messa su dalle destre, dopo abili conti, ma mai corretta dalle sinistre, evidentemente di nuovo dopo altri conti.
Diciamo che alla fine, questa legge è veramente tremenda, tutti dicono che è da cambiare, ma... alla fine, piace a tutti i politici.
Certo, non dobbiamo stupirci: è una legge dello Stato Italiano che, se riassunta in parole povere, potrebbe essere spiegata in questo modo:
"tu, cittadino, limitati a votare la persona da cui vorresti essere guidato per 5 anni; al resto pensiamo noi politici. Dopo tutto, che ne sai di cosa serve, di chi serve veramente. Dobbiamo essere noi a decidere, non tu che non sai nulla di come si amministra il potere."
Mi direte: "lo facevano anche prima". Beh, prima se un candidato non era votato, non poteva essere eletto; oggi sì, basta che lo abbia deciso il partito a cui appartiene. Sarebbe moooolto bello se la gente ragionasse sul serio così:
"voterei il partito x, ma dato che posso solo votare quel candidato scelto per me e che a me non va, voto un altro partito o magari non voto del tutto". In questo modo, chi non mette candidati all'onore del mondo verrebbe penalizzato e tutti i loro conti di seggi andrebbero al diavolo, come sarebbe giusto.
Che senso ha votare con questa legge? Allora non mandiamo in parlamento 900 e passa persone, con il loro codazzo di portaborse, consulenti, ecc ecc: basta mandare solo i capolista ed i ministri di chi vince. Con 20 persone ce la caviamo: pensate al risparmio che ne uscirebbe. Tanto gli altri sono inutili: sono messi nelle liste solo per ottenere voti, non frega nulla della persona; durante le sedute del parlamento non contano nulla, tanto che se qualcuno vota diverso dalle indicazioni del proprio partito viene censurato, sputato, espulso. Quindi a che pro?
Il bello (anzi, il brutto) è che penso che non ci libereremo facilmente di questa legge, piace troppo ai partiti poter fare quello che vogliono.
Allora ci siamo, come previsto. Nuove elezioni significa:
- i decreti legge che non piacciono a qualcuno in parlamento non saranno confermati;
- circa 500 milioni di euro per le spese (i nostri conti non sembrano importare, tanto li paghiamo tutti),
- trasmissioni TV piene di gente che si insulta (hanno già cominciato, siamo in campagna elettorale senza che questa sia stata dichiarata, quindi senza leggi al di là dell'etica dei giornalisti);
- arriveranno manifesti un po' ovunque, anche dove danno fastidio, pieni di facce sorridenti, paternalistiche o dure, a seconda del messaggio da passare agli elettori (a quando i manifesti sexy? Per entrambi i sessi, ovviamente);
- discussioni in ufficio anche quando non se ne ha voglia, perché tanto qualche convinto puro c'è sempre;
- varie ed eventuali.
Questa volta sembra (ripeto,
sembra) che ci sia qualche variante: il tentativo, non so quanto sia vero o solo per creare un po' di fumo (lo scetticismo, anche se tipicamente italiano, penso sia giustificato), di provare ad eliminare dalla radice le radici di tanta instabilità: sarà anche colpa dell'attuale legge elettorale, ma anche il fatto secondo cui chi ha una ventina di amici mette su un partito (lo stiamo vedendo proprio ora, con deputati che scorrono da una parte all'altra delle posizioni, altri che ne fanno di nuove).
Posto che finché potrò, sarò sempre contrario all'astensione (c'è stata gente che nei secoli ci ha rimesso la vita affinché si potesse votare), non appena è caduto il governo, la mia reazione è stata: adesso basta con le ideologie, mi butto sulle annunciate liste civiche di Grillo, andando a vedere di persona che tipi sono i candidati. In effetti sarebbe l'unica cosa da fare: per cambiare il modo di fare politica, bisogna cambiare le persone che la fanno (o che la votano?).
Poi ho pensato di dare una preferenza a quelle formazioni che non hanno persone inquisite per qualsivoglia reato. Dopo tutto per fare politica, qualche politico ci vuole; non possiamo pensare di mandare a rappresentarci in Europa gente che verrebbe sbranata dai lupi che vi si trovano. Non possiamo fare politica seria a furia solo di manifestazioni.
La famosa
Seconda Repubblica è stata secondo me una presa per i fondelli, sono una burla; sono scomparse solo le persone più difficili da difendere, ma il resto è rimasto tale e quale. Che ne dite: ci riusciremo questa volta? Perché è chiaro: dipende da noi, anche se le persone saranno ancora scelte dai partiti.
Una nota solo per ribadire un modo di fare che sembra tutto
italiano.
Nell'agosto dello scorso anno,
Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, aveva pensato di rinnovare l'immagine dell'
ONU, dopo gli scandali del
Oil for Food, in cui una parte dei soldi destinati agli aiuti umanitari era finita nelle tasche di alcuni funzionari dell'ONU.
Cosa aveva pensato? Seguendo una circolare dell'anno prima dell'ufficio per la vigilanza dell'etica, il segretario ha esortato i colleghi in generale e in particolare i propri assistenti e collaboratori alla
trasparenza:
dichiarare pubblicamente il proprio patrimonio in tutto il mondo. Il segretario stesso e la sua vice (Tanzania) hanno immediatamente ottemperato, dichiarando fin il compenso per il loro precedente ruolo di ministri nelle proprie nazioni. Pian piano, anche i sottosegretari e gli assistenti stanno seguendone l'esempio.
Meno... gli
italiani dello staff! Escludiamone uno, direttore dell'ufficio di Vienna, in quanto le sue posizioni sono sempre state a favore di questa linea di trasparenza ed ora si tratta solo di tradurre in pratica quanto predicato. Parliamo degli altri due: si tratta di un
vice-commissario e di un
generale della Unifil (Libano); entrambi hanno dichiarato di aver scelto di non dichiarare la propria situazione economica (particolari in
questo articolo tratto dal sito web de
La Stampa da cui ho tratto la notizia).
Il segretario generale aveva indicato che la decisione era personale, ma d'altro canto aveva sottolineato quanto questa trasparenza sia importante per l'ONU, per dimostrare che i propri funzionari non possono essere influenzati da interessi privati. Cosa che evidentemente non interessa ai collaboratori di nazionalità italiana.
Dobbiamo dire che in Italia abbiamo tutti una riservatezza legata al proprio stipendio e patrimonio, che spesso all'estero non si trova; capita di trovarsi in incontri di lavoro con persone non italiane in cui persino si confrontano i propri stipendi, senza problemi di riservatezza, magari per controllare quanto il proprio lavoro sarebbe valutato in altre realtà. Forse abituati da secoli a
non nascondere le proprietà al fisco, i non-italiani non hanno problemi a parlare di appartamenti, auto e quanto altro posseggano. Noi invece, per motivi presumibili che non inneggiano alla trasparenza, vogliamo sempre nascondere quello che abbiamo: questo non fa pensare che siamo a posto con la coscienza... I famosi elenchi delle dichiarazioni dei redditi pubblicati sui giornali indicano la via seguita: viene considerato furbo chi, pur avendo un livello di vita decisamente alto, riesce a figurare tra i poveri della propria città.
Ci sarebbe stato da sperare che almeno in occasioni così ufficiali come una richiesta del segretario generale dell'ONU, certe remore (o timori?) sarebbero state messe da parte; invece no.
Poi ci stupiamo che in certe occasioni gli altri guardino all'Italia come un regno dei furbetti.
Nei giorni scorsi, uno sciopero degli autotrasporti ha scosso il paese. Non voglio entrare nel merito delle motivazioni: non sono documentato ed è sempre facile sottovalutare i problemi altrui. Voglio invece fermarmi sui metodi di uno sciopero moderno e come sono cambiati negli ultimi decenni.
Quando, a prezzo di dure lotte, se ne ottenne il diritto, lo scopo dello sciopero era di provocare danni economici alla proprietà, costringendola per questo a trattare; il lavoratore ci rimetteva lo stipendio, mentre il proprietario perdeva il guadagno sulla mancata produzione; c'era insomma una sorta di equilibrio, che alla fine spingeva le parti a cercare di mettersi d'accordo.
In tempi moderni, la nostra società è venuta a dipendere fortemente dai servizi, che hanno anch'essi la loro conflittualità contrattuale; ma qui cambia tutto! I primi a rimetterci in uno sciopero sono proprio gli utenti di questi servizi, mentre chi ci rimette meno (o nulla) è proprio la proprietà, che qui viene ad assumere un concetto un po' lato: spesso l'obiettivo dichiarato è una manovra governativa, in cui la proprietà è politica (e questo si presta anche ad azioni poco chiare, legate all'appartenenza ad una o all'altra parte). In questo caso, questa proprietà può essere danneggiata solo nella misura in cui non riesce a mantenere il servizio stesso e l'ordine pubblico.
Nei decenni passati, si pensò di aver risolto il problema mediante l'auto-regolamentazione: no scioperi nei periodi di punta del servizio, tempi di preavviso, servizi essenziali; questo per ridurre i disagi degli utenti. Che però alla fine restano: se devo andare da Milano a Napoli quando è dichiarato uno sciopero dei treni, non andrò alla stazione, ma cercherò di prenotare un posto aereo, che magari non potrò avere o che mi costerà di più ed avrò quindi subito un disservizio, anche se non sono responsabile della situazione. Danni alla proprietà? Difficile valutarli: alcuni biglietti in meno, bilanciati dalle ore di sciopero e gli abbonamenti non vengono comunque rimborsati.
Inoltre, l'auto-regolamentazione ha spesso mostrato i suoi limiti per presenze che da un lato possiamo chiamare estremiste, ma che nascono dalla consapevolezza (e talvolta disperazione) di non riuscire ad ottenere quanto cercato. Ho visto personalmente che spesso lo scopo di uno sciopero non è il danneggiare la proprietà, bensì il far parlare di sé, il creare il massimo dei disagi a a quanta più gente possibile, come a chiamare testimoni dei torti gli utenti stessi, che per questo motivo ne ricevono altrettanti. Più disagi si riescono a creare, più si parla, più si sembra importanti nella catena dei servizi. Così, non basta fermare la fabbrica, ma bisogna bloccare il traffico; si fermano i treni, ma si vorrebbe che i passeggeri restassero in attesa nelle stazioni.
Chi è il danneggiato? Soprattutto chi non è responsabile della situazione!
In questa società in cui comparire nelle cronache è un normale mezzo per farsi notare ed ottenere qualcosa, che ne dite di uno sciopero ferroviario in cui i treni viaggiano ma senza il controllo dei biglietti? Che ne pensate di uno sciopero delle poste durante il quale vengono accettate tramite timbro buste senza francobollo? Il servizio viene fornito, l'utente addirittura sarebbe felice ed a rimetterci sarebbe la direzione responsabile del servizio! Sì, perché alla fine, anche nei servizi il bilancio deve quadrare e se la gente lavora ma il servizio è fornito gratis, qualcosa non tornerebbe!
Devo dire che non ho trovato l'equivalente per uno sciopero dei TIR, ma ci ho anche pensato poco :-)
Se ci si fermasse a pensare a nuove forme di lotta contrattuale? Dopo tutto, la società è molto cambiata, perché restare ancorati a strumenti vecchi, che ricordano solo i capponi di manzoniana memoria? Il motto "più casino faccio più ottengo" ad un certo punto non funzionerà più, perché verrà raggiunto un limite oltre il quale non si tratterà più di vivere civile: e dopo?
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