Esiste una legge secondo la quale l'azienda che commette errori nel contratto a termine di un lavoratore, in caso di giudizio, la stessa azienda è costretta a regolarizzare e a riprendersi il lavoratore.
Un emendamento della finanziaria in discussione in questi giorni alle camere toglierà, se approvato, questa possibilità, introducendo solamente un indennizzo in denaro. Questo vale solamente per le cause in corso.
Secondo me, altamente esecrabile, in quanto viene fatto pagare al lavoratore l'errore commesso dall'azienda; d'altra parte, l'indirizzo che la maggioranza degli italiani ha voluto dare al governo del paese è stato chiaro: non è pensabile infatti che la genta abbia creduto alle solite promesse elettorali: spostando la barra del timone verso la parte conservatrice, era ovvio attendersi questa sequenza di leggi a favore dei datori di lavoro. Per cui non voglio commentare il significato in sé; è già chiaro senza commenti.
L'opposizione dice che una simile norma non dovrebbe esistere; ma la cosa divertente è che anche il governo afferma che non è opera sua!!! Si tratterebbe di un qualcosa proveniente dal parlamento e che il governo avrebbe cercato di mitigare, limitando il range d'applicazione della norma alle sole cause in corso, lasciando la normativa attuale per quelle future!
Emendamento quindi inserito da nessuno!!! Ma fatto in modo strategico: se anche ci fosse la volontà di eliminarlo, la Finanziaria dovrebbe ritornare all'altro ramo del Parlamento, cosa difficile vista l'urgenza che viene affermata da più parti per l'approvazione della legge.
Notiamo anche un'altra cosa divertente: durante l'approvazione alla Camera nessuno ha notato la presenza di questa regola, che salta fuori solo ora, quando è difficile da togliere. Al momento nessuno sa da dove sia venuta fuori: chissà se qualche Giornalista avrà voglia di andare a scovare chi ha presentato l'emendamento - dovrebbe essere tutto registrato nei lavori parlamentari. Ovviamente Confindustria si è dimostrata favorevole, affermando di volere regole e non castighi; a me pare che le due cose vadano di pari passo: regole senza multe, in Italia, non hanno mai avuto successo; forse all'estero.
Si dice che in questo modo alcune aziende vedranno sanata la loro sequela di irregolarità nei contratti precari. Dopo le leggi ad personam (o meglio, pro persona), ora abbiamo anche gli emendamenti ad aziendas! Il fatto è che in questo modo, chi si trova in causa con un contratto irregolare, se lo vedrà dichiarare nullo, per cui perderà anche il lavoro attuale, con in cambio un indennizzo del valore da 2,5 a 6 stipendi.
Naturalmente, aggiungiamo anche l'abrogazione della legge che impediva le cosiddette dimissioni in bianco e vediamo diminuire sempre di più le protezioni del lavoratore. Attendiamo il seguito.
Nei giorni scorsi, uno sciopero degli autotrasporti ha scosso il paese. Non voglio entrare nel merito delle motivazioni: non sono documentato ed è sempre facile sottovalutare i problemi altrui. Voglio invece fermarmi sui metodi di uno sciopero moderno e come sono cambiati negli ultimi decenni.
Quando, a prezzo di dure lotte, se ne ottenne il diritto, lo scopo dello sciopero era di provocare danni economici alla proprietà, costringendola per questo a trattare; il lavoratore ci rimetteva lo stipendio, mentre il proprietario perdeva il guadagno sulla mancata produzione; c'era insomma una sorta di equilibrio, che alla fine spingeva le parti a cercare di mettersi d'accordo.
In tempi moderni, la nostra società è venuta a dipendere fortemente dai servizi, che hanno anch'essi la loro conflittualità contrattuale; ma qui cambia tutto! I primi a rimetterci in uno sciopero sono proprio gli utenti di questi servizi, mentre chi ci rimette meno (o nulla) è proprio la proprietà, che qui viene ad assumere un concetto un po' lato: spesso l'obiettivo dichiarato è una manovra governativa, in cui la proprietà è politica (e questo si presta anche ad azioni poco chiare, legate all'appartenenza ad una o all'altra parte). In questo caso, questa proprietà può essere danneggiata solo nella misura in cui non riesce a mantenere il servizio stesso e l'ordine pubblico.
Nei decenni passati, si pensò di aver risolto il problema mediante l'auto-regolamentazione: no scioperi nei periodi di punta del servizio, tempi di preavviso, servizi essenziali; questo per ridurre i disagi degli utenti. Che però alla fine restano: se devo andare da Milano a Napoli quando è dichiarato uno sciopero dei treni, non andrò alla stazione, ma cercherò di prenotare un posto aereo, che magari non potrò avere o che mi costerà di più ed avrò quindi subito un disservizio, anche se non sono responsabile della situazione. Danni alla proprietà? Difficile valutarli: alcuni biglietti in meno, bilanciati dalle ore di sciopero e gli abbonamenti non vengono comunque rimborsati.
Inoltre, l'auto-regolamentazione ha spesso mostrato i suoi limiti per presenze che da un lato possiamo chiamare estremiste, ma che nascono dalla consapevolezza (e talvolta disperazione) di non riuscire ad ottenere quanto cercato. Ho visto personalmente che spesso lo scopo di uno sciopero non è il danneggiare la proprietà, bensì il far parlare di sé, il creare il massimo dei disagi a a quanta più gente possibile, come a chiamare testimoni dei torti gli utenti stessi, che per questo motivo ne ricevono altrettanti. Più disagi si riescono a creare, più si parla, più si sembra importanti nella catena dei servizi. Così, non basta fermare la fabbrica, ma bisogna bloccare il traffico; si fermano i treni, ma si vorrebbe che i passeggeri restassero in attesa nelle stazioni.
Chi è il danneggiato? Soprattutto chi non è responsabile della situazione!
In questa società in cui comparire nelle cronache è un normale mezzo per farsi notare ed ottenere qualcosa, che ne dite di uno sciopero ferroviario in cui i treni viaggiano ma senza il controllo dei biglietti? Che ne pensate di uno sciopero delle poste durante il quale vengono accettate tramite timbro buste senza francobollo? Il servizio viene fornito, l'utente addirittura sarebbe felice ed a rimetterci sarebbe la direzione responsabile del servizio! Sì, perché alla fine, anche nei servizi il bilancio deve quadrare e se la gente lavora ma il servizio è fornito gratis, qualcosa non tornerebbe!
Devo dire che non ho trovato l'equivalente per uno sciopero dei TIR, ma ci ho anche pensato poco :-)
Se ci si fermasse a pensare a nuove forme di lotta contrattuale? Dopo tutto, la società è molto cambiata, perché restare ancorati a strumenti vecchi, che ricordano solo i capponi di manzoniana memoria? Il motto "più casino faccio più ottengo" ad un certo punto non funzionerà più, perché verrà raggiunto un limite oltre il quale non si tratterà più di vivere civile: e dopo?
Non è uno slogan di qualche centro di filosofia orientale, ma una linea guida di alcune società americane, che potrebbero aumentare in numero.
In sostanza, chi non si cura della propria salute tenendo comportamenti diciamo a rischio, ha più facilità ad ammalarsi e quindi più probabilità di dover attingere alle famose assicurazioni che in USA garantiscono a chi lavora cure adeguate. Queste assicurazioni di solito fanno parte del pacchetto discusso al momento dell'assunzione e sono pagate dai datori di lavoro; però non sono a premio fisso, ma variabile, un po' tipo il meccanismo bonus-malus delle nostre RC auto. Quindi se un dipendente si ammala, la ditta ci perde economicamente sia per la mancata presenza che per l'assicurazione che aumenta (il poveretto ci rimette anche lui, visto che essere ammalati non è bello, ma questo non entra nel discorso...)
Quindi le ditte hanno pensato di diminuire la paga (o imporre multe, è la stessa cosa) a chi non segue delle regole che tengano conto della cura della propria salute.
Detto così, sembra ovvio e accettabile: chiunque in genere cura la propria salute. Vogliamo scendere nei particolari?
Chi fuma avrà una riduzione di stipendio; non solo chi fuma in ufficio, che nonè comunque permesso, ma chi fuma in generale, anche solo a casa.
Chi è obeso guadagnerà di meno; incentivi per chi tiene un'alimentazione corretta (le solite verdure, frutta, ecc ecc).
Adesso che dite? Per me non c'è problema: mai fumato, sono magro, al limite del sotto peso. Anche se cominciassero a farlo anche in Italia, rischio veramente poco. Ma gli altri?
Possibile che il mio datore di lavoro mi debba venire a dire come devo vivere? Da lì stabilire tutte le modalità di vita del dipendente non ci vuole molto: fare bricolage è spesso pericolo, come lo è uno sport come l'alpinismo. Il target di questi datori di lavoro è che il dipendente, una volta fuori dall'ufficio, deve restare abbastanza tempo in casa (l'automobile è pericolosa), deve usare pochi apparecchi elettrici (quanti incidenti all'anno da scosse?), non deve avere scale all'interno dell'abitazione. Diciamo che sarebbe meglio che pernottasse in ufficio.
Altro inizio di ora cosiddetta legale (ma quella illegale quale sarà?).
Come al solito, il tutto è seguito da un bombardamento sottile di cifre e pareri di esperti, che dimostrerebbero con numeri iperbolici quanto andremo a risparmiare quest'anno. Oggi ho appena letto che il sole sorgerebbe alle 4 e alle 7 sarebbe già alto nel cielo; vero, ma sono dati che si riferiscono ai mesi estivi inoltrati; per verifica, provate ad alzarvi stanotte alle 4.30 (vi abbuono mezz'ora) e vediamo se riuscite ad individuare qualche barlume di luce solare.
Naturalmente, non viene assolutamente citato da fonti ufficiali i danni derivanti dal cambio dell'ora. Quali? Per esempio il iracutizzarsi delle malattie croniche (il cambio del ciclo sonno-veglia si riflette sull'apparato immunitario), il peggioramento delle sindromi depressive (già di per sé attivato dalla primavera - in particolare quest'anno, in cui l'inverno è stato particolarmente mite), problemi al ciclo della melatonina per le persone cosiddette gufi (quelle che raggiungono il massimo dell'attenzione durante il tardo pomeriggio e vanno a dormire tardi, nonostante al mattino siano costrette ad alzarsi presto).
Non ho trovato dati sul consumo di medicinali durante il cambio dell'ora (sonniferi, anti-depressivi,...), mi aspetterei un rialzo. Sembra poi che il cambio di un'ora nelle proprie abitudini venga assorbito dall'organismo lungo quasi una settimana intera; aspettiamoci anche un po' di irascibilità nei luoghi di lavoro: sarebbe attuenuata se ci fosse pieno sole al risveglio, ma abbiamo appurato che al momento non è vero.
Tutta questa messe di dati favorevoli... mi dà persino da pensare: sembra che vogliano uccidere una mosca a cannonate...
Magari diremo tutti che sia esagerato, ma a ben pensarci... se partiamo dal concetto che ciascuno deve essere rispettato per quello che onestamente fa...
Insomma, un'impiegata di
Intel inglese (sì, il famoso costruttore dei microprocessori), per la politica di riduzione dei costi, si è trovata a dover fronteggiare un carico di lavoro molto più grande di quanto avrebbe potuto sopportare. Ha cominciato anche a portarsi il lavoro a casa, lavorare 60 ore alla settimana, ha persino avvisato i suoi superiori che non riusciva a portare a termine come dovuto i compiti affidateli, dicendo anche la qualità del proprio lavoro stava scadendo. E' stato anche appurato, che alcuni dei suoi capi sapevano che tempo prima l'impiegata era stata vittima di una depressione
post-partum (una cosa nemmeno tanto rara, quindi). L'impiegata lavorava nel dipartimento finanza ed era responsabile dell'integrazione economica delle varie società acquisite da Intel.
Il giudice ha stabilito che l'Azienda aveva il dovere di vegliare sull'
ambiente di lavoro (in senso lato) della dipendente: vedendo che non avrebbe potuto farcela, avrebbe dovuto intervenire non sottoponendola più a simili carichi di lavoro e di stress; in altre parole, avrebbero dovuto
proteggere la loro dipendente. Quindi Intel è stata condannata a risarcire non solo le spese mediche ma anche quelle morali!
Anche se non sono mai stato un
esterofilo, penso che un caso del genere dovrebbe essere portato a conoscenza di tutti, come esempio di come devono essere considerate le persone: appunto come tali e non come automi numerati.
Non cominciamo subito a ragionare all'italiana.....: la sentenza è andata in quella direzione dopo aver appurato che la dipendente era un'impiegata modello, che ha tentato fino in fondo di fare quello che poteva! Quindi non cominciamo a fare la coda con un certificato medico in mano... :-)
Per chi vuole l'intera storia, è riportata dal giornale inglese
TheRegister.
Nella progredita UK, a Cardiff, una catena di negozi di abbigliamento giovanile, ha pensato di licenziare una commessa di 21 anni per scarso rendimento. Fin qui nulla di strano (la commessa era a casa per un'emicrania...); la questione è che lo ha fatto spedendole un SMS sul telefonino, che diceva sostanzialmente "non ci interessa più, venga solo a prendersi lo stipendio maturato".
La società dice di aver scelto questa forma di comunicazione perché utilizzata da tutti i giovani, quasi che usando la forma solita, quella della voce e di persona, la commessa non potesse capire.
Da noi gli SMS sono stati usati per ricordare di andare a votare, oppure dalla protezione civile. Bisognerebbe ricordare a tutti che nessun gestore telefonico assicura la consegna di un messaggio, né quando. La commessa inglese avrebbe potuto presentarsi lo stesso al lavoro, facendo poi notare che nessuno la obbligava a tenere il cellulare acceso, oppure che non lo aveva ricevuto (anche se penso che un tale comportamento sia al di fuori della media degli inglesi).
Viene però da pensare che non c'entri per nulla il mezzo di comunicazione per giovani, la semplicità della cosa: dietro c'è soltanto la voglia di evitare un colloquio che non sarebbe stato piacevole... e la tecnologia è venuta in aiuto. Un altro punto per spersonalizzare il rapporto di lavoro e quindi rendere più semplici le operazioni di acquisto - vendita.
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