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addí, giovedì, 01 maggio 2008

Caccia alla dichiarazione...

Ma qualcuno mi sa spiegare perché tanti navigatori ieri si sono attaccati ad internet per scoprire quanto guadagna il vicino, il capo antipatico, l'idraulico del paese, il politico odiato, i parenti smargiassi, ecc ecc ecc? Tanto da intasare il server?
Ma qualcuno mi sa spiegare perché sono stati tolti tutti questi dati dietro il paravento della privacy? Ma non erano già dati pubblici? Un po' di anni fa, per un lungo periodo, venivano pubblicati sul giornale; va bene, non tutti, solo quelli dei liberi professionisti e dei commercianti. Nessuno si è mai lamentato.
Ma non è forse vero che basta andare in comune, fare domanda e si ottengono gli stessi dati? Ok, lì bisogna muoversi e qui siamo a casa (o in ufficio, visto l'orario...). Ma molti comuni sono informatizzati e online.
Ma non diciamo che tanto queste dichiarazioni sono sempre mendaci? Quelle degli altri, naturalmente; mai le nostre. Per cui se dicessi che la mia dichiarazione è fedele al guadagnato, nessuno di voi ci crederebbe. Per motivi diversi, se fosse alta o bassa, ma la sostanza è che nessuno crede a quanto dichiarato da un altro.
Medici, avvocati? Ma figuriamoci! Idraulici, elettricisti? Nemmeno a parlarne, chiunque porterebbe un aneddoto di un lavoro ottenuto senza fattura. Commercianti? Ma se non fanno altro che lamentarsi! Dipendenti? Ma per favore, è classico il dipendente con doppio lavoro, in nero. Il disoccupato? Ma se lavora anche lui, ce lo dice persino la nostra nuova classe politica. Il precario? Ma mi facci il piacere (cit.), se non piacesse, non lo si farebbe; e poi può sempre fare un matrimonio economicamente vantaggioso. (Non sparatemi, è tutta ironia, neh! Meglio chiarire...)
Ma allora perché tutta questa morbosità? E perché questa paura (o vergogna?) del proprio stipendio? O magari della propria dichiarazione?
Anche a pensar bene, la dichiarazione dei redditi non è un indice di ricchezza o povertà: potrei aver ereditato un patrimonio ed averne già pagato le varie tasse senza tener nulla di immobile; le altre tasse le pagherei tramite la banca, oppure... tutto sotto il materasso :-)
Ieri, nel momento del misfatto, non avevo possibilità di collegamento alla rete, ma non avrei speso più di 10 secondi, giusto per vedere se la mia dichiarazione era corretta. Degli altri... che me ne faccio? Se trovo uno che dichiara 2000 euro/anno e viaggia con il SUV, che faccio? Lo aspetto sotto casa e lo insulto? Oppure gli chiedo istruzioni su come ottenere un simile risultato? Oppure gli chiedo di dividere almeno a metà le sue tasse pagate da me?
Mi dà l'impressione che lil motivo di tanto pollaio sia dovuto al fatto di riuscire a dimostrare che c'è qualcuno più furbo, per colpa del quale tutto sta andando a catafascio. Ed è quindi colpevole, mentre noi siamo innocenti.
Poi ci sono le motivazioni strane (sentite alla radio): devo sapere quanto guadagna la mia ex-moglie (ha scoperto che ha dichiarato 65.000 euro - ma, purtroppo, lui ne guadagna ben di più!). L'altro è andato a vedere quanto guadagna il futuro suocero! A proposito di convenienza! Un terzo doveva conoscere lo stipendio dell'odioso capo, perché non meriterebbe assolutamente nulla.
Che tipo di popolo siamo? Guardoni e ficcanaso? Invidiosi? Abbiamo bisogno di qualcuno da odiare? Per questo non serve lo stipendio...

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 19:02 | link | commenti (5)
categorie: discussioni, politica, internet, privacy
addí, mercoledì, 09 aprile 2008

Riscrivere la storia?

Mi ero ripromesso, pur avendo una tendenza politica, di non fare campagna elettorale da questo blog (nemmeno da altri, se è per quello :-); inoltre, anche perché fare campagna vorrebbe dire in qualche modo fare qualcosa per la casta, che non ne ha certamente bisogno. Mi tengo i miei pensieri e andrò a votare, perché penso sia giusto mantere un diritto/dovere. Che se per caso ci venisse tolto, poi andremmo a fare i martiri per riaverlo indietro.
Però... accidenti, sembra che lo facciano a posta: se di mestiere facessi il comico, vorrei che questa classe politica non andasse mai a casa! Insomma (lasciando da parte alcune insane battute, poi rimangiate, poi confermate, poi negate, ecc ecc... cose normali) ora qualcuno vorrebbe riscrivere i libri di storia!
Come si indica la risata su internet? Eh eh? Ah ah? LOL? ROTFL?
La storia in sé, non la si riscrive, mai! Per il semplice fatto che non è possibile!
La storia può essere studiata, si vanno a scovare documenti, opinioni, fatti, misfatti, bugie e verità. Poi eventualmente, se ci si sente in grado, si può scrivere della storia, ovviamente con gli occhiali dell'opinione, per fortuna in Italia è ancora permesso esprimere la propria.
E una volta scritta la nostra, possiamo farla leggere ad altri; troveremo qualcuno che, anche lui, ha scritto, magari con altra opinione. Chi va a leggere si farà a sua volta un suo pensiero. Da che mondo è mondo, ogni periodo storico può essere interpretato sotto più punti di vista, che vengono regolarmente registrati dalla storia stessa.
I libri di scuola sono scelti dagli insegnanti, non dallo storico che li ha scritti; anche i genitori degli studenti e gli studenti stessi possono dire la loro (fa parte della democrazia nella scuola, che non vuol dire far prendere 6 a tutti, anzi). E anche se un libro (scelto) avesse una visione particolare, è sempre l'insegnante che decide come impostare il taglio delle lezioni. Quante volte, da studenti o da genitori, abbiamo visto un libro mai seguito, perché il prof decideva di seguire una propria linea, da lui giudicata migliore?
Insomma, chiunque può sedersi a tavolino e scrivere un libro di storia (magari sarebbe meglio se lo facesse precedere da una sua personale preparazione...); magari sarà il prossimo best seller o magari anche no. Forse sarà adottato da qualche scuola, oppure no.
Ma la cosa più divertente (o tremenda, non so) è che l'eventuale ri-scrittura verrebbe fatta in caso quel certo partito vincesse le elezioni; allora la cosa si fa più seria. Riscrivo la storia solo se comando io? Forse perché in quel modo avrei il potere di imporre il mio punto di vista? Abbiamo una decina di aspiranti premier: ciascuno vorrà imporre la sua visione storica?
Anche qui c'è da ridere: con la disponibilità di internet, l'imposizione di una verità di stato può essere fatta solo come sta tentando malamente di fare la Cina: rete bloccata per i siti non in linea con il pensiero dominante (ma non è così difficile aggirare i blocchi...). Che ci siano le 3-i o che non ci siano, la rete è affollata da giovani e no: datemi un argomento e vi trovo 10 siti a favore e 10 contrari, a dir poco. Quel che si studia a scuola, lo sappiamo è per il 70% per passare gli esami, le interrogazioni ed ottenere il titolo. Le proprie idee sono un'altra cosa.
Quindi, per favore, non perdete tempo a scrivere sulla sabbia bagnata, dove durerà il tempo tra un'onda e l'altra e datevi da fare per l'unico motivo (sì, c'è solo questo, a prescindere da quel che pensate voi) per cui vi sarà stato dato il voto: la gestione ottimale della cosa comune.
Utopia? Certo, lo sarà finché noi, che siamo i loro datori di lavoro, lo permetteremo, Come ogni datore di lavoro, abbiamo in mano un'arma formidabile, che non genera sangue: il mandarli a casa e chiamarne degli altri, si spera migliori.

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 14:13 | link | commenti
categorie: discussioni, politica, internet
addí, sabato, 22 marzo 2008

La Reputazione

Reputazione: sembra una parola fuori moda, forse ultimamente si parla di più del suo opposto (lo sputtanamento, olé - citazione!). Qualche lustro fa per la reputazione si facevano duelli, ma anche adesso, forse più in sordina (altrimenti che reputazione sarebbe?), ma la reputazione è importante: chi affiderebbe i propri soldi ad una banca con una brutta reputazione? E se avessimo come vicino di casa uno che ha la reputazione di essere un delinquente? Per fortuna, le abitudini sessuali stanno uscendo dalla sfera della reputazione (considerata punto di forza, o di debolezza secondo i casi, di una donna), ma vi rientrano se parliamo di deviazioni sessuali. E se il collega di lavoro ha la reputazione di fregare il lavoro degli altri?
Pirandello, con la sua Patente, indicò la reputazione come un titolo di cui una persona può fregiarsi.
Di recente è stato sollevato un vespaio sull'uso dei blog per minare la reputazione di personaggi, che possono essere sia pubblici che no. Poco tempo fa, Punto Informatico ha messo in linea un video sull'argomento, in cui vengono ben evidenziati i problemi: da un lato le esagerazioni di chi si crede al di fuori di ogni regola e si arroga il diritto di dire qualunque cosa, dall'altro le corrispondenti esagerazioni di chi si sente magari colpito nella propria coda di paglia. C'è chi, come un delegato del Kentuchy, vorrebbe che chiunque inserisca una parola sul web fosse registrato e schedato, in modo da essere facilmente preso in caso di diffamazione ed i webmaster avrebbero la responsabilità di tenere i dati (tranquilli, una cosa del genere in USA sarebbe incostituzionale); dall'altro lato, sappiamo quanto possa essere difficile criticare qualcuno e non essere accusati di diffamazione.
È un problema che in qualche modo dovrà essere affrontato: dove arriva la libertà di espressione (e di critica) e dove comincia l'attentato alla reputazione. Nel caso dei giornali, gli articoli passano attraverso un filtro in redazione (dove spesso contano anche le inclinazioni politiche del giornale); in caso di diatriba legale, c'è tutto un giornale che può sostenere il giornalista. Nel caso di un blog privato, chi si sentirebbe in grado di esporsi con nome e cognome e sostenere un'accusa anche se fondata su fatti reali? Per quanto mi riguarda, quello che scrivo nei blog lo ripeto anche a voce e lo potrei presentare con nome e cognome; quello che appare di me è identico a quello che sono.
Di solito l'anonimato permette al blogger di sentirsi più libero di esprimere la propria opinione e l'eventuale reprimenda verso qualcuno, di solito personaggio pubblico, proprio per quanto detto prima. D'altra parte non è giusto distruggere la reputazione di qualcuno senza che questo possa difendersi, ma qui c'è anche la sproporzione: pensiamo ad un blogger versus l'Amministratore Delegato di una ditta o un politico, magari avvocato. Insomma, mi pare di vedere un po' di squilibrio: da un lato i blogger vengono paragonati ai giornalisti e vi vengono applicate regole, appunto, valide per i giornali; dall'altro, non mi pare (fatemi sapere se sbaglio) di vedere altrettanta tutela verso i blogger nel momento in cui vengono denunciati (si va a finire nel penale, anche); sì perché alla fine l'anonimato regge fino al momento in cui entra in gioco la magistratura, che ha (giustamente) il poter di conoscere chi sta dietro ad ogni sito.
Finora, la rete si è auto-regolamentata: i famosi troll vengono riconosciuti ad occhi chiusi; talvolta gli si risponde quasi per divertirsi, ma nessuno pensa di mettere in moto la magistratura per accuse considerate infamanti raccolte su una mailing list, su una chat o newsgroup. Cosa che invece viene fatta molto facilmente negli ultimi tempi: guardatevi il video indicato sopra e vedrete. Oppure, sempre su Punto Informatico, fate una ricerca con chiave "Diffamazione".

Magari, aspettando una legislazione un più vicina alla realtà della rete, sarebbe auspicabile un po' di equilibrio? No?

[Questo post è a metà tra la tecnologia e la vita quotidiana, per cui lo presento uguale anche nel mio blog tecnologico...]

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 18:45 | link | commenti (1)
categorie: discussioni, politica, internet, privacy
addí, sabato, 03 febbraio 2007

Minacce vie internet

In questi giorni si è nuovamente alzata una voce dal parlamento: un deputato avrebbe ricevuto minacce via web (probabilmente voleva dire via email) ed immediatamente è ripartita la richiesta di un maggiore controllo della rete. Viene infatti detto che la libertà di internet è troppa, nemmeno i giornalisti ne hanno una simile; chiunque può scrivere quel che vuole, protetto dall'anonimato.
Infatti è questa libertà che fa troppa paura a molti, soprattutto a chi ha una posizione di potere.
Pensiamoci un attimo: minacce via mail? Possono arrivare senza problema anche via posta e vorrei proprio conoscere i metodi per rintracciare il mittente di una lettera comune. Via rete, in qualche modo il mittente viene sempre trovato, magari dopo decine di giri e rigiri, ma alla fine si può trovare; con la posta ordinaria no.
Minacce da un sito web? Non c'è bisogno di invocare nuove leggi: da qualche anno chiunque mantenga un certo tipo di sito deve indicarne il responsabile, proprio come il giornalista firma il proprio pezzo pubblicato.
Inoltre, nei log dei provider è registrato l'indirizzo IP che ogni utente ha in un certo collegamento, per cui l'abbinamento ad un nome sarà magari difficile ma possibile.

Seconda parte: io ricevo almeno una telefonata al giorno di gente che vuole vendermi di tutto; si sta facendo qualcosa di reale? In alcune città, la gente ha paura di uscire dopo le 8 di sera: si sta facendo qualcosa? I cerebrolesi vanno allo stadio con le bombe in tasca: si sta facendo qualcosa? (E chi va a lavorare ci rimette la pelle).
Insomma, le minacce fanno da sempre parte vita dei personaggi pubblici; sbagliato quanto volete, ma è così. Giusto perseguire i responsabili, Ma piantiamola con i vari tentativi di imbavagliare la rete. Attualmente internet è soggetta alle leggi dell'editoria: usiamole. E non nascondiamo dietro queste scuse la tentazione di controllare internet. Secoli fa, i giullari giravano le corti prendendo in giro ad attaccando i vari potenti; il mezzo ora è diverso, ma la sostanza è la stessa.

strillato sottovoce da: massaInerziale alle ore 12:50 | link | commenti (1)
categorie: discussioni, politica, internet, notizie