Tempo fa, esisteva una rivista mensile tascabile che inseriva in fondo il cosiddetto Libro Condensato, un modo insano di leggere (erano tagliate molte parti giudicate inutili), che permetteva al lettore veloce di poter dire "L'ho letto e so di cosa parla" senza aver mai visto l'edizione integrale.
Oggi la Philip Morris, multinazionale del tabacco sta per provare una cosa simile: metterà in commercio una sigaretta condensata. Cioé più corta (afferma che si consumerà in 7-8 tirate, invece delle 9-10 di quelle normali) ma con lo stesso contenuto di nicotina e catrame, in modo da dare la stessa dose al fumatore.
Lo scopo dichiarato è semplice (ed anche ridicolo...): permettere al fumatore di assumere la propria dose di nicotina in meno tempo; con i divieti ormai presenti ovunque, l'appassionato potrà tornare nel ristorante o al proprio posto di lavoro dopo meno tempo. Anzi, sembra proprio che il motivo principale sia di ridurre le assenza dalla propria scrivania...
Il fatto divertente è che la prova di mercato si terrà in Turchia: quando si dice fuma come un turco ci sarà un fondo di verità! Quelli meno divertenti riguardano invece la salute, cosa che la Philip Morris dice di tenere in massima considerazione: cosa succede alla circolazione e al cuore, sottoposti ad una concentrazione più alta di nicotina e compagnia bella? Se qualcuno vorrà tornare alla sigaretta "lunga", a quel punto sentirà un sapore diverso e ne vorrà di più? Inoltre: la pausa sigaretta è usata anche per socializzare, come il caffé; se la sigaretta dura meno... magari se ne fuma un'altra! Chissà perché vanno tutte nella direzione di un consumo più alto...
Non sono fumatore, quindi mi dà fastidio chi fuma e, ovviamente, non riesco a capire cosa si guadagni fumando.
Ma i disagi di una 21enne inglese sono stati ben maggiori: dopo 44 minuti di lavoro presso la Dataflow Communications ha detto ai propri capi di essere fumatrice, anche se non avrebbe mai fumato, ovvio, in ufficio. Detto-fatto: al 45esimo minuto è stata licenziata. La ditta non ammette fumatori nei suoi ranghi, anche se questi fumassero solo fuori dall'ambiente di lavoro.
Non so se questa discriminazione possa essere accettata o meno dal punto di vista legale, però... accidenti, questo sì che è un incentivo a smettere! Altro che lamentarsi per non poter fumare al ristorante! Anche se forse, un atteggiamento più corretto poteva prevedere una previsione di smettere entro, diciamo, 6 mesi.
Ma comunque, che mi importa? Io non fumo...
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