Tempo di Natale, tempo di acquisti e di regali; lasciamo perdere il significato spirituale, ormai scomparso da quando non siamo più bambini, al massimo ci si pensa un giorno e poi via.
Ovvio parlare di consumismo. Questa è ormai una parolaccia: da una parte si pensa alla globalizzazione, allo sfruttamento della parte povera del mondo; dall'altra si va allo spreco, all'inquinamento, alle migliaia di cose inutili che vengono prodotte e acquistate e poi anche gettate.
Il vero concetto di consumismo è invece insito nello spingere la massa a comprare, soprattutto se si tratta di cose di cui non si sentiva la mancanza, farne nascere il desiderio. Chi sente il bisogno di un nuovo cellulare prima che esca un nuovo modello? Di solito, soltanto chi si ritrova in mano un telefonino rotto; ma allora, perché così tanta gente getta quello funzionante e vecchio a favore del nuovo? Consumismo!
In questo modo è ormai comune l'interpretazione "malvagia": ci sono esperti che si studiano di tutto per invogliarmi a comprare cose di cui farei a meno, facendo leva sugli istinti più profondi.
Ma se ci pensiamo bene, il consumismo non è altro che un modo moderno per quello che si è fatto da secoli, a partire dai primi mercati nelle mura dei castelli: il venditore presenta la propria merce cercando di convincere i possibili acquirenti. Le grida dalle bancarelle sono sostituite da più scientifiche ed incisive pubblicità su televisione e giornali, tutto mirato a creare l'oggetto del desiderio. Una volta sui banchi del mercato c'era soprattutto cibo, tra cui però anche quello "non necessario", da comprare solo ogni tanto; quelle cose che oggi compriamo ma di cui potremmo fare a meno. E poi, come si dice, non di solo pane si vive: anche nell'antica Roma, al mercato non si comprava solo cibo. Allora con questo concetto, il consumismo non è certo una creazione dei tempi moderni, anche se solo adesso ha raggiunto livelli altissimi.
Però, pensiamo un attimo: alla fine non ci costringe sul serio nessuno a comperare qualcosa, il fatto è che l'azione del comprare ci gratifica! E' questa la base di tutto! Diventare possessori di qualcosa ci crea uno stato d'animo soddisfatto, con varie endorfine annesse, che ci fanno sentire bene e questo non è dovuto alla scienza dei pubblicitari (o creativi, come osano farsi chiamare: allora come dovrebbero chiamarsi gli artigiani, che creano dal nulla?); ma bensì ad un istinto innato in ciascuno di noi, legato alla sensazione di possesso. Si vede qualcosa sulla bancarella, alla tv, su internet e scatta qualcosa, che viene soddisfatto solo col possesso.
Certamente, il mio non è un invito alle spese sconsiderate, che mi sono sempre apparse come un insulto a chi non riesce a comprarsi da mangiare; vorrei invece invitare a non criminalizzare troppo questo impulso all'acquisto. Fa parte di tutto quel genere di cose che danno soddisfazione, senza la quale la vita sarebbe ben più difficile da affrontare, per cui lasciamoci un po' andare! Dobbiamo affrontare tutti i giorni ostacoli, stress, ansie, paure; qualche premio dovremo pur darcelo, non trovate?
Auguri a tutti i miei lettori!
A tutti quelli che ogni tanto mi seguono su queste pagine,
non certo aggiornate velocemente.
Auguri per chi crede nel Natale,
auguri per chi non ci crede, ma gli piace,
auguri a chi compra, compra, compra...
e magari dà qualcosa in giro agli altri, va',
Auguri a chi aspetta soltanto di poter far qualcosa di diverso
e spero che voglia farlo anche per il resto dell'anno,
Auguri per delle feste da passare con le persone
a cui vogliamo bene,
ed anche con quelle che ci vogliono bene
(e speriamo che coincidano)
Auguri ai vicini e ai lontani e a quelli
che non sentiamo da tempo,
Auguri.... a tutti!
...ovvero
manuale per il pedone nel caso preveda di dover assolutamente attraversare una strada.
- E' fortemente consigliato non attraversare alcuna strada utilizzata da mezzi a motore.
- Se nonostante tutto il pedone vuole attraversare, deve effettuare prima una analisi del rischio che potrà correre con questa decisione.
- Se l'attraversamento era già previsto, è consigliato mettere nel portafoglio un biglietto di ultime volontà; inoltre si consiglia l'uso di vestiti molto chiari, meglio se con inserti rifrangenti.
- Scegliere con cura il luogo dell'evento, basandosi sul numero di auto e moto al minuto e sulle statistiche di quel tratto di strada, reperibili presso il Comune.
- Preferire gli attraversamenti con semaforo, con l'avvertenza di lasciar passare almeno 4 auto e 3 moto dopo l'accensione del segnale verde a proprio favore: i mezzi a motore si fermano solo con rosso prolungato e visibile da almeno 100 metri; per avvisi più brevi, il semaforo viene considerato al massimo giallo.
- Se il semaforo non esiste, scegliere un punto illuminato con almeno una fotoelettrica, due lampade al neon gialle, una striscia di luci di Natale e un portale tipo Gardaland. Il tutto accompagnato dalle strisce pedonali (queste non sono per la sicurezza: servono per l'eventuale risarcimento assicurativo).
- Dopo aver scrutato l'orizzonte a destra e sinistra almeno due volte, scendere dal marciapiede con atteggiamento non spavaldo e muovere i primi passi sulla strada. Se non succede nulla, raggiungere la parte opposta con non più di 3 passi; ogni passo in più è fuori regolamento e potrebbe essere fatale. Se il pedone ha meno di 12 anni, il numero può essere elevato fino a 5, compensato dal maggior scatto.
- Una volta raggiunta la parte opposta, non fare gesti osceni alle auto ferme, anche se sarebbe molto liberatorio.
- Ripetere per ogni attraversamento si rendesse necessario.
- In caso abbiate costretto un mezzo ad investirvi, limitatevi a raccogliere nome e assicurazione dell'investitore, invitandolo ad andarsene al più presto per non impressionarlo. L'eventuale ambulanza potrà essere chiamata in seguito; per non gravare sul sistema sanitario, gli ospedali a meno di 2 km dovranno essere raggiunti a piedi.
- Ogni pedone, al termine della giornata dovrà in ogni caso accendere un ex-voto al proprio ritorno a casa. Gli atei potranno effettuare una donazione mensile ad un ente di beneficenza.
- Chi sarà riuscito ad uscire indenne da almeno 20 attraversamenti in un mese, avrà diritto ad iscriversi al campionato nazionale che si tiene ogni anno sui raccordi anulari di alcune grandi città.
PS: questo post mi è stato ispirato dalle disavventure di DDV, abitante di ISD.
Nei giorni scorsi, uno sciopero degli autotrasporti ha scosso il paese. Non voglio entrare nel merito delle motivazioni: non sono documentato ed è sempre facile sottovalutare i problemi altrui. Voglio invece fermarmi sui metodi di uno sciopero moderno e come sono cambiati negli ultimi decenni.
Quando, a prezzo di dure lotte, se ne ottenne il diritto, lo scopo dello sciopero era di provocare danni economici alla proprietà, costringendola per questo a trattare; il lavoratore ci rimetteva lo stipendio, mentre il proprietario perdeva il guadagno sulla mancata produzione; c'era insomma una sorta di equilibrio, che alla fine spingeva le parti a cercare di mettersi d'accordo.
In tempi moderni, la nostra società è venuta a dipendere fortemente dai servizi, che hanno anch'essi la loro conflittualità contrattuale; ma qui cambia tutto! I primi a rimetterci in uno sciopero sono proprio gli utenti di questi servizi, mentre chi ci rimette meno (o nulla) è proprio la proprietà, che qui viene ad assumere un concetto un po' lato: spesso l'obiettivo dichiarato è una manovra governativa, in cui la proprietà è politica (e questo si presta anche ad azioni poco chiare, legate all'appartenenza ad una o all'altra parte). In questo caso, questa proprietà può essere danneggiata solo nella misura in cui non riesce a mantenere il servizio stesso e l'ordine pubblico.
Nei decenni passati, si pensò di aver risolto il problema mediante l'auto-regolamentazione: no scioperi nei periodi di punta del servizio, tempi di preavviso, servizi essenziali; questo per ridurre i disagi degli utenti. Che però alla fine restano: se devo andare da Milano a Napoli quando è dichiarato uno sciopero dei treni, non andrò alla stazione, ma cercherò di prenotare un posto aereo, che magari non potrò avere o che mi costerà di più ed avrò quindi subito un disservizio, anche se non sono responsabile della situazione. Danni alla proprietà? Difficile valutarli: alcuni biglietti in meno, bilanciati dalle ore di sciopero e gli abbonamenti non vengono comunque rimborsati.
Inoltre, l'auto-regolamentazione ha spesso mostrato i suoi limiti per presenze che da un lato possiamo chiamare estremiste, ma che nascono dalla consapevolezza (e talvolta disperazione) di non riuscire ad ottenere quanto cercato. Ho visto personalmente che spesso lo scopo di uno sciopero non è il danneggiare la proprietà, bensì il far parlare di sé, il creare il massimo dei disagi a a quanta più gente possibile, come a chiamare testimoni dei torti gli utenti stessi, che per questo motivo ne ricevono altrettanti. Più disagi si riescono a creare, più si parla, più si sembra importanti nella catena dei servizi. Così, non basta fermare la fabbrica, ma bisogna bloccare il traffico; si fermano i treni, ma si vorrebbe che i passeggeri restassero in attesa nelle stazioni.
Chi è il danneggiato? Soprattutto chi non è responsabile della situazione!
In questa società in cui comparire nelle cronache è un normale mezzo per farsi notare ed ottenere qualcosa, che ne dite di uno sciopero ferroviario in cui i treni viaggiano ma senza il controllo dei biglietti? Che ne pensate di uno sciopero delle poste durante il quale vengono accettate tramite timbro buste senza francobollo? Il servizio viene fornito, l'utente addirittura sarebbe felice ed a rimetterci sarebbe la direzione responsabile del servizio! Sì, perché alla fine, anche nei servizi il bilancio deve quadrare e se la gente lavora ma il servizio è fornito gratis, qualcosa non tornerebbe!
Devo dire che non ho trovato l'equivalente per uno sciopero dei TIR, ma ci ho anche pensato poco :-)
Se ci si fermasse a pensare a nuove forme di lotta contrattuale? Dopo tutto, la società è molto cambiata, perché restare ancorati a strumenti vecchi, che ricordano solo i capponi di manzoniana memoria? Il motto "più casino faccio più ottengo" ad un certo punto non funzionerà più, perché verrà raggiunto un limite oltre il quale non si tratterà più di vivere civile: e dopo?
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