Come diceva tempo fa qualcuno più famoso di me, saluto i miei quattro lettori, che hanno continuato a passare da queste parti nonostante la cronica assenza di post.
Ho purtroppo dovuto passare un periodo come ospite del nostro Sistema Sanitario Nazionale (per una volta, esperienza positiva). Se qualcuno di voi ha dovuto sottoporsi ad una degenza con operazione sa di cosa parlo: prima l'ansia degli esami (saranno pesanti, dolorosi? Quali sono i risultati? Cosa faranno ora?), l'operazione (in sé, si dorme, ma al risveglio comincia la storia: flebo, male, drenaggi - ormai li infilano ovunque - medicazioni), la rinascita (ogni giorno si cerca di scoprire qualcosa di meglio rispetto a ieri, momenti di scoramento, di speranza, di sollievo e quant'altro possa provare una persona). Poi arrivano le dimissioni: visto gli scopi di risparmio della Sanità, oggi ti mandano a casa quando a malapena stai in piedi; arrivi, sei su di giri, cominci a girare per casa, per trovarti a metà pomeriggio che non stai più in piedi e ti senti peggio che in ospedale e così ti metti a letto e vorresti dormire per un mese. Dal giorno successivo cerchi di costruirti una vita sostenibile: devi cercare di tirarti fuori, ma tenendo conto dei messaggi che il tuo corpo ti fa arrivare (di solito il messaggio è "non ce la faccio più, fermati altrimenti mi arrabbio").
Attualmente mi trovo proprio in questa fase, aspettando che passi il tempo necessario per la successiva (che corrisponde allo "finalmente sto quasi bene"); quale migliore occupazione che attaccarsi al portatile girare sulla rete? A fare qualcosa di costruttivo penserò poi!
Dopo questo clamoroso flash personale su blog pubblico, come ogni scrittore (anche un blogger lo è!) che si rispetti, mi sento di inserire quanto ricavato da questa esperienza (che si per sé è negativa, ne avrei fatto volentieri a meno). Quando si ha soltanto la forza di pensare... beh, si pensa. Ed in quei giorni mi son fatto un proponimento; non so se riuscirò a mantenerlo visto il mio carattere, ma voglio, devo provarci. Vorrei riuscire a cogliere le occasioni senza che queste sfilino via, dicendo "ne arriverà un'altra"; vorrei fare le cose che posso fare (sembra strano, ma quanti di voi fanno veramente quello che desiderano?).
Carpe Diem? Sì, ma nel suo significato originale, che non era quello di darsi alle orge, ma semplicemente di raccogliere quello che la vita ci può dare, senza confidare nel futuro, che potrebbe toglierci ogni cosa. Non è un invito all'opportunismo, solo un tentativo per vivere in pace con se stessi; penso sia il miglior obiettivo che possiamo proporci.
Alla prossima.
Causa forze maggiori non ho potuto più aggiornare i miei blog, ma tornerò presto!
Ripassate di nuovo!!
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