L'altra sera ho vinto l'inerzia (cit.) iniziale e con la mia metà (perché si usa dire metà? E' l'unico caso in cui 1+1=1...) siamo finiti al Filmstudio dove davano un film di Tornatore: La Sconosciuta.
Non racconterò nulla sulla trama, per non togliere la soddisfazione a chi capiterà di vederlo. Dico soltanto... accidenti!
Spesso ci si abitua, anche distrattamente, a vedere spettacoli (la parola è ironica) televisivi di livello infimo, si va al cinema con gli amici e si assiste a film che definire leggerotti è un complimento. Poi, capita di trovarsi in una sala, al buio, capita di restare avvinti alla vicenda dello schermo, avvolti dall'atmosfera che il regista ha voluto creare, il tempo passa senza che ce ne accorgiamo, le sequenze sono quelle giuste, perfette per l'occasione e nonostante questo colpiscono e ti prendono di sorpresa, proprio perché sono quelle perfette.
E si arriva alla fine, dove basta un solo sguardo per commuovere all'inverosimile, anche se non usa nessuno dei trucchi dei registucoli da TV: non c'è bisogno di inquadrature così grandi che la fronte scompare, non c'è bisogno di far piangere, spesso in modo ridicolo, gli attori. Solo uno sguardo.
Scopro non solo di non aver sprecato 2 ore della vita, ma anche che i 5 euro del biglietto sono infima cosa rispetto a quello che ho avuto in cambio. Scopro di essere stato trascinato all'interno di una vicenda, all'interno delle emozioni dei personaggi, ricavandone a mia volta emozioni ancora più forti, durevoli e soddisfacenti.
Altro che buttarsi da un ponte con un piede legato ad una corda, altro che correre a 200 all'ora, altro che riempirsi di alcool fino a non capire nulla; qui si capisce eccome, si capisce che quanto nasce dal proprio interno è più forte di ogni altra sensazione.
Ecco cosa significa essere un regista, altro che i serial infiniti! Tornatore è riuscito a fare un film duro, incisivo, triste ma allo stesso tempo ottimista, senza cadere in luoghi comuni o scene violente: quasi tutto viene solamente immaginato, come dalla migliore scuola. Per la loro carica emozionale, sembrano violente le scene che invece non lo sono.
Penso che si sia persino divertito a girare un esercizio di triller ad inizio film, che tiene inchiodati alla poltrona: si sa che deve andare in un certo modo... ma non si può essere sicuri! Le sensazioni della protagonista semplicemente intraviste, da impressionista.
Il tutto contornato da una musica precisa al decimo di secondo e che aiuta a creare l'ambiente, che quasi non si nota, tanto sembra far parte della realtà (musiche di... Ennio Morricone! L'avreste mai detto? Alla sua quarta o quinta giovinezza, a sentire il risultato).
Esco dal cinema con qualcosa in più che non so descrivere, ma che sono contento di avere; scopro che anche la mia donna ha provato le stesse emozioni: cosa chiedere di più?
So di non essere riuscito a comunicare tutto quanto ho provato e quanto meriti di essere visto questo film; per l'unico mio consiglio è... andarlo a vedere! Sempre che riusciate a beccare una sala che lo proietta: i vari film di Natale durano un mese, questo 2 giorni; strano il mondo.
In Iran, secondo le promesse del presidente Ahmadinejad, si sta avendo un altro giro di vite sui comportamenti dei cittadini. Oltre ai già noti obblighi femminili di non far notare alcunché del proprio corpo, se non l'indispensabile (gli occhi), dopo aver messo al bando i ciuffi di capelli che spuntano (ricordate i reportage di Lilly Gruber, in cui compariva con un foulard sapientemente appoggiato sui capelli?), ora anche gli uomini dovranno avere una pettinatura adeguata. Le persone che non seguiranno queste regole saranno fermate e rilasciate soltanto se forniranno il nome del barbiere responsabile dell'acconciatura.
Tutto questo verrà sostenuto dalla tecnologia: la polizia verrà fornita di laptop in modo da poter verificare se le persone fermate sono recidive o meno, perché le pene in quel caso si inaspriranno. Il problema più grosso però sarà di informare la magistratura su quali sono le acconciature ammesse: sembra infatti che la legge non le descriva, soprattutto quelle maschili.
Prima che qualcuno si indigni, voglio dire che non sto presentando queste cose come buffe, da ridere: ogni stato si deve poter dare le proprie regole e chi vi abita deve sentirsi obbligato a seguirle, indipendentemente dalle pene previste, che in questo caso arrivano "soltanto" alle frustate.
La mia riflessione è soltanto rivolta al fatto che, ancora una volta, i sonori sonni della ragione generano mostri a non finire, oggi come secoli fa e come probabilmente sarà in futuro, dato che ci sarà sempre una buona parte di gente che preferirà dormire, invece che pensare. E ci sarà qualcuno che sarà lì, pronto per approfittarne.
Non si tratta di un post contro la religione dell'Iran, il cui cuore è in comune con molte altre religioni, basate, almeno all'inizio, sulla convivenza pacifica, con regole calate sulla vita di tutti i giorni (di quel tempo, ovviamente). Tant'è che mi sento di citare cose molto simili, se non peggiori, tratte dai secoli scorsi, in cui la tecnologia non esisteva, ma per le quali la nostra Chiesa Romana si faceva conoscere: a partire dai roghi, alla caccia di streghe e stregoni, alla negazione della scienza e così via.
Possibile che la gente preferisca sempre e soltanto dormire?
Ormai è passato alla storia, senza lasciare traccia come al solito, se non in qualche blog della rete o forse su YouTube. Allora voglio prolungare la sua vita mediatica inserendolo anche sul mio.
Qualche giorno fa una giornalista americana ha rifiutato di leggere la notizia della scarcerazione di Paris Hilton prima delle notizie, sanguinose come al solito, provenienti da Iraq e Afganistan. Per chi non ha visto il video, si trattava di uno di quei notiziari che vengono letti da un giornalista e commentati da ospiti; la giornalista, di cui purtroppo non ricordo il nome, ha tentato di bruciare la velina con la scaletta: non riuscendoci, ha preferito usare un trita-rifiuti, per distruggere definitivamente il foglio. Questo non ha impedito alla regia di tentare di partire lo stesso con il filmato della Hilton, però interrotto, visto che sotto le voci stavano discutendo animatamente, tentando di convincere la giornalista a seguire la scaletta. Questa temeraria ha ripetuto che le notizie dall'oriente erano molto più importanti ed ha quindi mantenuto la posizione.
Non è stato detto cosa sia successo dopo: da un lato bisogna ricordare che in USA è possibile il licenziamento immediato; dall'altro, che sempre in USA la libertà d'opinione della stampa è sempre stata proverbiale: anche se ogni tanto viene messa in dubbio (i venditori di parole esistono ovunque), alla fine è considerata un caposaldo della democrazia.
Devo ricordare che da noi spettacoli inclassificabili (varie isole, fattorie e parenti vari, non solo fratelli, sia grandi che piccoli) hanno guadagnato spazio sia sulle prime pagine dei quotidiani che ai vari tiggì. Senza che nessuno sentisse il dovere di non leggere certe "notizie".
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