La notizia è passata sotto silenzio, non ho visto nessun giornale o web-giornale che ne parli, tanto che comincio a dubitare di averlo sentito sul serio (ero in auto, durante un lungo viaggio di lavoro, con la radio accesa al minimo).
La RAI ha comunicato che non le sembra corretto che si debba diventare nottambuli per seguire la fine di un programma di prima serata, che spesso termina attorno alle 23:30. Per cui ha deciso che da ora in avanti gli orari dovranno essere rispettati: la prima serata comincia alle 21:00 e in genere deve terminare (a parte film lunghi) attorno alle 22:30.
Non posso che applaudire freneticamente a questo annuncio, lo dico senza vena polemica o ironica.
La TV, con le varie spazzature, non è che mi attiri un gran che. Tuttavia può capitare che, per pura casualità, passi un film che mi interessa. Bene, alle 21 mi metto davanti al teleschermo e... aspetto; aspetto finché le varie trasmissioni da milioni di euro al minuto, le veline danzanti, le bonazze di turno, tutti decidano di finire e di lasciare quei pochi spettatori depravati a guardarsi il loro film. Depravati nel senso che dovrebbero invece gustarsi quegli spettacolini (ieri ne ho visto uno il cui titolo inneggiava alla cultura: dopo che ne ho visto 2 minuti, non ero sicuro a che tipo di cultura si riferisse; forse quella fisica).
Una volta iniziato, il calvario non è finito; non sono contrario come principio alla pubblicità durante i film: permette di andare a prendere un bicchiere d'acqua, scambiare quattro chiacchiere con il resto della famiglia, magari persino commentare il film (per me equivale a non guardare lo schermo, mi dispiace per i pubblicitari). Però la presenza ossessionante della pubblicità, spesso a volume almeno doppio rispetto a quello del film (ma non c'è una legge che lo dovrebbe impedire?), fa allungare la durata del film, fino ad arrivare al momento in cui è troppo: ci si alza e si spegne la tele. La serata è fatta anche di altre cose. Quindi le mie serate "film" sono costellate di "coiti interrupti": questi un po' meno dannosi di quelli veri, ma che lasciano un po' sempre l'amaro in bocca e spingono a non ripetere l'esperienza. Nessuna voglia di spendere soldi in più per la benedetta parabola ed il decoder: ho diritto ad una tele sana senza dover pagare quote aggiuntive.
Beh, ora vedremo come sarà la nuova impostazione RAI; ieri era tutto a posto: RAI1 e RAI2 hanno cominciato alle 21, RAI3 era esclusa, vista la programmazione domenicale.
Le reti Mediaset per ora hanno continuato col vecchio andazzo; ho smesso a metà un piacevole film di Verdone, iniziato alle 21:35 (causa una porcheriola precedente) perché più di un'ora dopo eravamo appena a metà. Trattandosi di autoregolamentazione, nessuno obbliga Mediaset, solo il buon senso ed il rispetto per gli spettatori. La tentazione di approfittare della correttezza altrui (mio Dio, la RAI corretta! Cosa sto dicendo???? :-) e di rubare audience deve essere grande; forse per una volta sarebbe bene dimostrare che sul serio di fa qualcosa per chi dà loro da vivere. Che poi alla fine siamo noi.
Cos'è questa novità? O meglio: cos'è questa novità che ci si lamenta che in TV ci sono donne poco vestite?
Ma sul serio c'è gente che considera che questa sia una novità?
Da quando la censura ha smesso di mettere le calze nere alle gemelle Kessler, non abbiamo avuto altro che una lunga sequenza di scollacciature. Dobbiamo ricordare la prima Carrà, che compariva con microscopiche minigonne? La Patty Pravo con i suoi corpetti a strisce millimetriche? Oppure i balletti da orgasmo garantito di Heather Parisi? Per arrivare fino ai giorni nostri, in cui Morandi si mette in mutande? (qui il target è diverso...:-). E dove mettiamo le bellone del Drive-In? Assieme alle ninfette delle veline sculettanti di Striscia?
Oppure bisogna pensare che scoprire la parte superiore è ben più grave che far vedere le gambe assieme al resto? Magari ci sarà un poco poco d'invidia? E non dimentichiamoci del voyerismo prurigginoso dei cosidetti reality (che di realtà hanno veramente poco)?
Da un bel po' di anni i programmi cosiddetti di intrattenimento televisivo hanno uno schema ben definito e collaudato: qualche minuti di discussione, per dar l'idea di essere intelligenti (magari citare l'area del triangolo impressiona) e poi via con la fiera del cattivo gusto, dell'intelligenza a livello subacqueo; a metà altri cinque minuti di finta serietà e poi si riprende il vero programma, un misto di gossip, chiacchiere tra vicine e maleducazione. Naturalmente, meglio se in mezzo al programma qualcuno piange: il caso umano alza sempre l'audience.
La tele come è costruita oggi, salvo qualche rara eccezione, ha molte cose da eliminare: focalizzarsi sulla presenza di attributi femminili (e perché no, anche maschili) è come guardare il dito che indica.
Quello che invece mi fa arrabbiare è che almeno i protagonisti di queste sceneggiate dovrebbero far finta di nulla; invece si scandalizzano e protestano, dicono di essere vittime di cospirazioni e magari pensano di provocare, sottolineando qualche aspetto contestato. Senza accorgersi (o no?) che il copione è scritto e loro lo stanno seguendo alla lettera. Almeno stessero zitti, farebbero più bella figura.
Buono lo sfogo di Lippi; soltanto che detto ora, sembra lo sfogo di qualcuno che è al di fuori...
Un blog di un mio amico mi ha fatto venire in mente quell'esperimento balzano, secono il quale tutti gli abitanti del mondo avrebbero dovuto, ad un istante preciso, fare un balzo, riuscendo così a spostare la Terra dal suo asse di rotazione.
Visto che non mi pare sia riuscito, consiglio di non ripeterlo, per le seguenti tre ragioni:
1) il peso di tutti gli abitanti terrestri è nulla rispetto a quello della Terra, anche se convincessimo i mammiferi a saltare con noi (lasciamo perdere pesci e insetti);
2) i problemi di sincronizzazione sono enormi; in piu', per ogni abitanti saltante, ce ne sarebbe uno agli antipodi che annullerebbe l'effetto dell'altro. A meno che il secondo salti quando il primo sta atterrando, ma allora i problemi di sincro sarebbero ancora maggiori;
3) nell'improbabile caso in cui l'esperimento funzionasse... bene signori, ci troveremmo in braghe di tela in pochi secondi (per non dire peggio) e molti non potrebbero raccontarlo. Si tratterebbe di spostare una trottola di 6000 km di diametro che nonostante questo riesce a fare un giro ogni 24 ore: insomma, qualcosa di poco piacevole ci aspetterebbe.
Insomma, giusto a scanso di sorprese: per favore, non fatelo più!
E dopo le cretinate, il pensamento. C'è gente che, anche sapendo che non aveva senso, l'ha fatto, magari proprio con l'idea che forse qualche effetto avrebbe potuto averlo. Mi sembra lo stesso principio del vandalo che rompe cabine del tram e imbratta muri per stabilire che in qualche modo esiste.
Siamo così in tanti a sentirci nullità e ad essere spinti a fare qualcosa anche di estremo pur di affermare la nostra esistenza? Non conosciamo altro modo per farlo?
Direi che prendersela con questo governo per il disfacimento della ricerca in Italia direi che non è giusto. Infatti la ricerca è stata portata al livello attuale da decenni e decenni di scelte fatte sempre contro. E con questo non voglio fare scelte politiche; si tratta soltanto di un dato di fatto.
Per anni e anni, la ricerca di base, quella cosiddetta pura, che può essere fatta solo nelle università (si presume che l'industria nei propri laboratori sviluppi i concetti per farli diventare prodotti), è stata trattata in modo che peggio non si poteva. Per un lungo periodo è stata considerata un'area da popolare di gente che poteva entrare per le conoscenze politiche più che per quelle scientifiche. Poi, nel periodo seguente, essendoci troppe persone, ci furono delle strette tremende, che spinsero i migliori cervelli ad abbandonare la possibilità di entrare: il girone dei precari, borse di studio ecc... era tremendo. Quando ci sono passato di persona, era normale un ragionamento del genere: tra tre anni ci sarà un concorso, però i vincitori saranno Tizio e Caio, perché sono in attesa da molto e sono sponsorizzati; tu potresti entrare forse tra 5 anni; nel frattempo... potresti forse trovare una borsa 400.000 lire al mese per due anni; per gli altri 3 pazienza. Chi non si poteva permettere una simile attesa economica migrava per altri lidi.
Poi, man mano il sospetto che la ricerca pura generasse mostri e quindi non andasse perseguita ha cominciato a farsi strada, fino allo scorso governo, che ha ufficializzato che l'università dovesse reperire i propri soldi lavorando per l'industria; un modo per far avere risultati a basso prezzo alle industrie, ma anche uno per abbandonare completamente la ricerca pura, spingendola fuori dall'Italia.
Ora si parla di tagliare ulteriormente fondi. Come fatto finora, questo governo troverà un accordo anche con i ricercatori. Ma l'università non si risana in questo modo.
Il 43% degli studenti sono fuori corso, anche di molti anni, non dei soliti 1 o 2. Le tasse di iscrizione sono a livelli molto alti, ma non sono usate a migliorare i servizi. Chi arriva fino in fondo non se la sente di ipotecare il proprio futuro in attesa di una posizione economica.
Vorrei trovare un governo che abbia la volontà di rimettere a nuovo la ricerca, una riforma non basta, anzi è dannosa.
...se sono troppo acido... dipende da questa cretinata del cambio d'ora. Può darsi che domani riesca ad assorbire lo spostamento del fuso. Magari allora sarò più morbido.
Non voglio parlare di una banca on-line, ma di Halloween, festa importata dagli Stati Uniti, che per noi non ha altro significato se non quello di farci spendere un po' di soldi in un periodo di stanca dell'anno, per quanto riguarda le spese voluttuarie.
Ma ligi alle regole del commercio, siamo pronti a cavarci di tasca un po' di soldi per un rito che non è nostro. Qualcuno sa (ma senza andare su Google!) qual è il significato della festa? Chi di noi ha mai detto ai nostri figli "divertiti un po' con una zucca vuota, che assomiglia tanto ad un teschio e agli zombi"? Penso nessuno. Da noi i mostri sono usati per spaventare, non per divertire (se non mangi le verdure arriva il drago con 7 teste). Il dolcetto-scherzetto per noi non ha significato; sarebbe come far festeggiare il Natale ad un musulmano.
Personalmente poi, la trovo un'usanza piuttosto rompiscatole: se voglio festeggiare il carnevale, esco in strada; ma se voglio stare in casa, non mi deve venire nessuno a rompere con il dolcetto-scherzetto! Come se abitassimo nei cottage della periferia americana. Quartoggiaro come Beverly Hills.
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