Già i romani dicevano "Chi controllerà i controllori?". E il detto resta attuale anche oggi. Secondo un articolo di
Le Scienze, riferito al
Journal of the American Medical Association, gli studi sugli effetti dei farmaci darebbero risultati diversi statisticamente significativi a seconda che a condurre lo studio sia un'organizzazione
no profit o una che deve invece fare profitto.
E, guarda caso, gli studi effettuati da enti con fini di lucro dimostrano spesso la bontà di nuovi farmaci (quasi il 70% delle volte), mentre quelli effettuati dai no-profit arrivano al 50%. Il tutto su un campione di più di 300 studi.
La pubblicazione si affretta a dire che una parte della differenza potrebbe essere giustificata dal tipo di indagine: i no-profit cercherebbero gli effetti clinici, difficili da provare, mentre le altre organizzazioni cercherebbero effetti misurabili tramite strumenti e quindi più facili da evidenziare.
Questo tentativo di salvare tutti mi pare però tirato per i capelli; a parte che considero più importanti gli effetti clinici, in quanto alla fine chi ci deve essere curato è un paziente fisico e non alcune sue manifestazioni
strumentali. Il fatto è che se un nuovo medicinale ha un effetto così piccolo da non poter essere visto dal punto di vista clinico, ma solo strumentale, beh... forse non ha quel gran effetto sui pazienti e forse è quasi inutile, considerando anche le possibili interazioni con altri farmaci.
In più, il fatto che le prove cliniche forniscano un risultato praticamente del 50%... mi puzza tantissimo. 50% è una percentuale magica, che salta fuori spesso quando ci sono due possibilità e che fa pensare che la colpa di tutto sia... il
caso! Possibile che su un numero di casi che non possiamo definire piccolo, la metà di questi abbia mostrato differenze e la metà no???
La cosa più buona che mi può venire in mente è che le industrie farmaceutiche stiano andando a caso: per ogni farmaco
buono, se ne prova uno non efficace. Mi sarei aspettato prove più mirate dai costosissimi laboratori farmaceutici; quando si arriva alla sperimentazione clinica, il farmaco è all'ultimo stadio prima dell'introduzione sul mercato e quindi ha superato tutti i controlli interni: questo significa che nella metà delle volte si è sprecato soldi ed energie.
Certo, sto stiracchiando un po' la statistica, ma questo 50-50 mi dà veramente da dire.... Siamo sicuri che ripetendo gli studi otterremmo per ogni farmaco lo stesso risultato? In altre parole: tutti i farmaci in commercio, che ci vengono prescritti e che in qualche modo paghiamo tutti... sono tutti efficaci? Come mai mi viene in mente il caso delle multinazionali del tabacco, che stavano per dimostrare come non sia accertato che il fumo fa male?
Una leggenda metropolitana dice che non ci sono più di 10 farmaci che funzionano, gli altri sono neutri o dannosi. Spero che non sia così.