L'altra sera sono capitato per caso, giocando con la TV su USB, su una trasmissione dedicata a Giorgio Gaber, il famoso Signor G. Tra le varie riprese, ne ho vista una che documentava un intervento di Gaber al Costanzo Show. La canzone presentata (La strana famiglia) finisce così:
Vi ho presentato la mia famiglia
non si trucca non si imbroglia
è la piu` disgraziata d'Italia.
Il bel paese sorridente
dove si specula allegramente
sulle disgrazie della gente.
Come ti chiami, da dove chiami,
stiam diventando tutti scemi,
pronto, pronto, pronto stiam diventando tutti co****ni,
pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI.
Intelligente, come molte delle sue canzoni. Ma quello che mi ha colpito era il fatto che tutto il pubblico, trascinato dal ritmo semplice della canzone, seguiva battendo a tempo le mani e divertendosi... al fatto che qualcuno stava dicendo loro che stavano diventando tutti scemi e c****i. (auto censura solo per evitare il taglio di certi server automatici, non certo per la parola). Quel tipo di trasmissione (ma oggi è ancora peggio) aveva speculato spesso sulle disgrazie altrui, non allegramente, magari, ma certo morbosamente. Cantandola, Gaber faceva anche qualche espressione del tipo "occhio a cosa dico, eh?", ma niente: era puro divertimento, qualche parolaccia, qualche politico e tutti contenti a casa. Pronti a ricominciare il giorno dopo. Le parole della canzone? Nulla di importante, certo non dirette ai presenti; quindi si ride; basta la musica a ballata per trascinare nel ritmo.
Non so trasferire quello che ho provato; è solo che, non so come dire, è stata una scena allucinante.
Quando non ci si accorge del significato di quelle parole, beh, siamo messi male.